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Alessandra Graziottin: «Tempi rumorosi, il silenzio diventa un amico scelto»

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13.04.2026

Il silenzio è d’oro, sostiene una saggezza millenaria. Quali sono le proprietà di un comportamento e di una scelta che mantiene nei secoli un’aura preziosa? Perché, in tempi rumorosi, impulsivi, concitati, e affollati di opinioni “sine materia”, il silenzio scelto è ancora più anticonformista e predittivo di rara caratura mentale? 
Il silenzio come scelta ha due grandi ordini di benefici. I primi, e i più documentati, sono biologici. È bene conoscerli, perché interessano la salute di tutti noi. L’impatto sul cervello è affascinante: silenzio e ambienti tranquilli stimolano la generazione di nuove cellule nervose, la neurogenesi. Questo è il pilastro della neuroplasticità: la capacità del sistema nervoso di modificarsi dal punto di vista sia strutturale, anatomico, ove la neurogenesi è fattore critico, sia funzionale. 

La neuroplasticità funzionale dipende da noi, da quanto stimoliamo il nostro cervello fin da piccoli, e per tutta la vita, con gioco, sport, letture, studio, lavoro, ballo, apprendimenti di ogni tipo, così da aumentare le connessioni fra le diverse aree cerebrali e i loro neuroni di antica e nuova formazione, anche grazie a pause di silenzio, riorganizzando le connessioni neurali. Questa proprietà del cervello sostiene l’apprendimento e la memoria, e li nutre in una potente reciprocità, che aiuta a ottimizzare le abilità cognitive, emotive e motorie, ma anche a recuperare meglio lesioni diverse, ormonali, virali (incluso il brain-fog, la nebbia nel cervello), traumatiche o conseguenti a danni vascolari. 

Il binomio neurogenesi-silenzio ci interessa ancor più perché anni fa si riteneva che la possibilità del cervello di generare nuovi neuroni appartenesse all’infanzia. Oggi invece sappiamo che neurogenesi e neuroplasticità possono accompagnare tutta la nostra vita, se ci impegniamo con scelte oculate, di cui il tempo del silenzio è aspetto peculiare. 

Intuisco la domanda: se il silenzio scelto fa così bene, quanto tempo dovremmo dedicare a queste pause rigeneranti, senza rumori e senza disturbi di sottofondo? Anche brevi pause, da 10 a 30 minuti, sono accompagnate da neurogenesi e neuroplasticità, anatomica e funzionale. Le evidenze suggeriscono che periodi brevi di silenzio o riposo tranquillo, da 10 a 30 minuti, a occhi chiusi, sono sufficienti per migliorare il consolidamento della memoria e la funzione cerebrale. Per esempio, il riposo tranquillo a occhi chiusi, dopo l’apprendimento: per 10 minuti, migliora significativamente la capacità di discriminare dettagli fini di nuove memorie visive; per 15 minuti, migliora il richiamo di storie verbali, con efficacia documentata dall’elettroencefalogramma (EEG); per 30 minuti, evidenzia benefici equivalenti al sonno per il consolidamento della memoria dichiarativa e procedurale. 

Per avere benefici la mente dovrebbe essere libera sia dall’attenzione a compiti esterni sia dal pensiero spontaneo eccessivo. L’alternanza di fasi di silenzio a occhi chiusi e attività fisica è ottimale anche dopo lesioni ischemiche, perché l’attività fisica aumenta a sua volta sostanze preziose come le neurotrofine, che migliorano la neuroplasticità con meccanismo diverso e complementare. In più viene potenziata la cosiddetta “gemmazione neuronale” cioè la capacità di vecchi neuroni, vicino ad aree lese da un danno ischemico, come l’ictus, di creare nuovi dendriti, nuove connessioni e persino nuovi assoni: una possibilità da potenziare in tutti noi che ci crediamo ancora sani, ma in cui il passare del tempo usura ed erode anatomia e funzione cerebrale, a meno che non si prendano per tempo le opportune contromisure con costanza, disciplina e senso di responsabilità. 

L’altro grande ordine di benefici del silenzio scelto riguarda la nostra vita di relazione: in coppia, in famiglia, sul luogo di lavoro, nella società. La possibilità di avere ormai sempre un telefonino in mano ha eroso in tutti noi lo spazio rigenerante del silenzio. Avvelenati da voci e rumori spesso irrilevanti, puro rumore di fondo, non riusciamo più a riflettere con calma, a pensare prima di parlare, o di scrivere messaggi e insulti, a considerare con attenzione più variabili in gioco e più punti di vista e prospettive, a tenere quella saggia e dinamica distanza di sicurezza fra noi e le situazioni. Si alimentano così tensioni, incomprensioni, litigi e fratture emotive, anche gravi. Il silenzio scelto ci aiuta ad allenare anche la capacità di autocontrollo e di modulazione dell’impulsività fisica e verbale, che in tutti noi necessita di allenamento quotidiano di qualità. La meditazione, col suo silenzio concentrato, migliora l’autocontrollo sociale e la serenità interiore. In sintesi: il silenzio scelto, e ben allenato, anche per brevi pause, è un amico prezioso per tutta la vita. 


www. alessandragraziottin. it

Ultimo aggiornamento: 03:10© RIPRODUZIONE RISERVATA

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