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Alessandra Graziottin: «Il dolore delle vecchie case sole e abbandonate»

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06.07.2026

Sento un dolore profondo e crescente nelle campagne, quando giro silenziosa in bicicletta, osservando. Piangono le vecchie case, abbandonate e sole. Morti gli ultimi vecchi che le abitavano, cadono lentamente in rovina. Non più grida allegre di bambini che giocano. Non più lavoro fatto con fatica, sacrificio, dedizione e senso del tempo, nei campi, negli orti, nei giardini. Non più famiglie che costruiscono insieme il futuro di una terra ben abitata, con impegno e senso di appartenenza. Non più cure, né manutenzione, fatte con attenzione e misura. La rovina diventa crudele, quando il tetto sfondato per non pagare l’Imu accelera il degrado.

Quando l’usura delle travi di legno, una volta così calde e umane, il crollo dei pavimenti, le porte e i balconi divelti, aumentano nell’indifferenza, o nei litigi, tra gli eredi. Piangono i vecchi alberi da frutto, attorno alla vecchia casa abbandonata, in un dolore corale che nessuno sembra avvertire. Piangono le ciliegie che nessuno raccoglie, i primi fichi di giugno spappolati a terra, le albicocche che aspettano invano sul ramo una mano gentile e grata, prima di cadere. Crescono l’edera e i rovi, aggressivi tra gli ulivi. Tristi si accasciano le vigne abbandonate. Crescono attorno i terreni erosi da un’edilizia selvaggia, cubi........

© Il Gazzettino