La spilla vincente
Oggetto unico e indispensabile, pochi ricordano il nome del suo inventore. Un romanzo celebra Walter Hunt, genio distratto
Come l'arte contemporanea riesce ancora a turbarci
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Ferì con la menzogna e stregò col sortilegio. Elsa Morante, grande e impossibile
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Si chiama spilla di sicurezza o, più comunemente, spilla da balia perché le balie ci chiudevano i pannolini dei neonati quando i pannolini erano di stoffa e si potevano sciogliere dal bambino facilmente. Era la metà dell’Ottocento, la spilla da balia fece la sua prima apparizione grazie al brevetto di un certo Walter Hunt. E si usa tuttora, tale e quale, la usano tutti. Per nascondere uno strappo improvviso nel vestito, per chiudere una camicetta troppo scollata, per stringersi in vita pantaloni della taglia sbagliata, per scorciare un orlo, per sostituire all’ultimo minuto un bottone saltato, per appuntare un fiore sul risvolto della giacca. Una buona scorta di spille da balia di varie grandezze fa sempre comodo in casa. Tanto è vero che gli spagnoli questo oggetto impagabile lo chiamano el imperdible. Un affaretto leggero leggero, da nulla si direbbe, senza il quale però la nostra vita sarebbe più complicata.
Non si dà importanza a queste cose destinate ad avere un ruolo fondamentale, non ci pensiamo, ce ne dimentichiamo finché non ci servono. Cose che un tempo non esistevano e che poi qualcuno si è preso la briga di inventare e sono diventate insostituibili. Certe volte le inventano insieme più persone nel mondo, ma in posti lontani, senza sapere di aver avuto la stessa idea più o meno contemporaneamente finché non si ottiene il brevetto. A quel punto sul mercato vincerà il prodotto migliore o che piace di più. Basta pensare a qualcosa di molto distante dalle spille da balia, qualcosa che si è impadronito del nostro immaginario, del nostro tempo, del nostro stile di vita, del nostro bisogno di controllare e di ottimizzare lo scorrere delle giornate, di riempire i tempi morti: gli iPhone, che hanno reso il telefono fisso un oggetto antidiluviano. Quanti ne esistono? Quali i più diffusi, i vincenti?
Un affaretto leggero leggero, da nulla si direbbe, senza il quale però la nostra vita sarebbe più complicata
Un affaretto leggero leggero, da nulla si direbbe, senza il quale però la nostra vita sarebbe più complicata
Per invenzioni più semplici, invece, vince semplicemente chi arriva prima, vince chi ha chiesto per primo il brevetto, chi vi ha investito dei soldi (niente è gratis). E a quel punto potrà guadagnarci in esclusiva per una ventina di anni. Perché ci sono quelli che avendo un pallino, diciamo così ingegneristico, pensano di mettere a frutto il loro genio a scopi di lucro e quelli invece, forse più artistici, che non possono fare a meno di produrre in casa le loro invenzioni a getto continuo, destinate oltretutto a renderli ridicoli presso il resto della famiglia. Avevo un nonno di questo genere, che passava il tempo chiuso dentro un suo studio zeppo di “impicci” – mia nonna almeno chiamava in quel modo il suo disordine – e ne usciva festante per aver costruito scarpe di legno (scomodissime) per girare nell’orto senza infangarsi. Incredibilmente simili – in seguito – a certi zoccoli olandesi che andarono tanto di moda negli anni Settanta. E poi inventò un sistema di ciotoline piene di polvere bianca velenosa da mettere sotto le zampe dei tavoli dove si mangiava, per impedire alle formiche di salire e andare ad assaggiare il nostro cibo. Ricordo che gli fu severamente........
