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Israele dichiara di aver ucciso Alireza Tangsiri, il comandante che bloccava lo Stretto di Hormuz

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Secondo il ministero della Difesa israeliano, il capo della marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche sarebbe stato eliminato con un attacco "preciso e letale". Dopo le uccisioni di Khatib, Soleimani e Larijani, la catena di comando iraniana si fa sempre più sottile

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Secondo quanto dichiarato dal ministero della Difesa israeliano, le Forze di difesa israeliane hanno ucciso Alireza Tangsiri, comandante iraniano della marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, con un attacco notturno "preciso e letale". E' stato colpito mentre si trovava nascosto in un appartamento nella zona di Bandar Abbas, città portuale nel sud dell'Iran, insieme ad altri ufficiali dell'esercito. Diverse ore dopo l'annuncio, Teheran non aveva rilasciato nessuna dichiarazione sulla faccenda. 

Il titolare della Difesa Israel Katz ha affermato che l'uomo scelto dalla Guida Suprema Alì Khamenei, ucciso in un raid aereo il 28 febbraio scorso, al comando della forza navale iraniana dal 2018 era responsabile del minamento e del blocco dello Stretto di Hormuz, una rotta dove passa più del 20 per cento del petrolio mondiale. Come controffensiva all'attacco sferrato da Stati Uniti e Israele, l'Iran ha infatti chiuso il passaggio alla maggior parte delle navi internazionali, causando un innalzamento del prezzo del greggio. Dalle informazioni finora ricevute, sembrerebbe che dietro il blocco di Hormuz ci fosse proprio Tangsiri. Secondo il dipartimento del Tesoro americano, il comandante iraniano non sarebbe stato responsabile soltanto di Hormuz, ma avrebbe supervisionato anche i test di droni e missili cruise del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e per questa sua attività sarebbe stato sanzionato dagli Stati Uniti due volte, nel 2023 e nel 2019.

Alireza Tangsiri è l'ultimo alto ufficiale iraniano, in ordine cronologico, ucciso dall'inizio di una guerra che prosegue ormai da quasi un mese. Il 17 marzo è rimasto vittima di un raid israeliano il ministro dell'Intelligence e della Sicurezza Nazionale Esmail Khatib, il giorno prima erano stati uccisi il capo della milizia basij Gholamreza Soleimani e il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale Ali Larijani, l'uomo che stabiliva i piani di guerra, gestiva la resistenza agli americani e garantiva la sopravvivenza del sistema khomeinista nel caso in cui la prima linea del regime fosse colpita. Larijani era coinvolto a tutti i livelli del regime. Secondo il New York Times, era lui che "guidava di fatto il paese dall'inizio di gennaio", soprattutto dopo l'uccisione della Guida Suprema.

Tutti gli occhi su Ali Larijani, tra guerra e sopravvivenza

L'offensiva americana e israeliana ha quindi decapitato gran parte dei vertici militari iraniani. Secondo quanto scrive il Wall Street Journal, gli attacchi, dopo aver colpito basi e luoghi simbolo, si stanno concentrando contro i nuovi rifugi del regime: complessi sportivi, safe-house, i nascondigli sotto ai ponti o tende nei boschi, incidendo molto sul morale delle forze di sicurezza. In tutto questo il presidente Massoud Pezeshkian si fa vedere il meno possibile, mentre la nuova Guida Suprema, il figlio di Alì Khamenei, Mojtaba, non è ancora apparso in pubblico, ma ha mandato soltanto dei messaggi, senza audio o video. E questo non ha fatto altro che alimentare alcuni sospetti sulle sue condizioni di salute. La Casa Bianca ha detto che sarebbe sfigurato e ferito. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, non verificate, si troverebbe in Russia. Nel frattempo nel paese non si stanno registrando defezioni di massa, ma, in questo momento, sembra che più la guerra continui più la catena di comando iraniana si faccia più sottile. 


© Il Foglio