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Il capo della Cia contraddice il putinismo dei trumpiani. I fondi per “uccidere i bad guys”

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20.03.2026

Mentre Washington intensifica la guerra contro l’Iran tra costi miliardari e retorica muscolare, nell’Amministrazione Trump emerge una linea ambigua: fiducia verso Mosca, disimpegno sull’Ucraina e divisioni interne sulla reale natura delle minacce globali

Non c’è una tempistica per l’operazione militare contro l’Iran, ha ribadito ieri il capo del Pentagono, Pete Hegseth, durante la conferenza stampa assieme al comandante di stato maggiore, il generale Dan Caine, “stiamo dando la caccia e colpendo” gli obiettivi, “morte e distruzione dall’alto”, ha sintetizzato con la solita foga Hegseth. Secondo il Washington Post, il Pentagono ha chiesto al Congresso 200 miliardi di dollari di finanziamento per questa guerra, e il segretario alla Difesa ha detto che sì, “servono soldi per uccidere i bad guys”, che forse la cifra non è esattamente quella, ma che è necessario “essere finanziati in modo appropriato per quel che abbiamo fatto e per quel che faremo”, ha detto Hegseth. 

Secondo il controllore del Pentagono, Jules Hurst, i primi sei giorni di guerra all’Iran sono costati 11,3 miliardi di dollari: siamo a ventuno giorni, e il capo del Pentagono ha di nuovo annunciato – lo fa sempre nel giorno della conferenza stampa – che ci saranno ancora attacchi intensi. Dopo aver spiegato che gli Stati Uniti devono essere ben equipaggiati e l’arsenale ben riempito, Hegseth ha aggiunto, sembra senza guardare gli appunti, d’istinto: “Dobbiamo anche gestire quel che ci ha lasciato l’Amministrazione Biden, che non ha rifornito le nostre riserve e ha soltanto detto: mandiamo le armi in Ucraina. Ogni volta che........

© Il Foglio