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Podcast, il cool del giornalismo

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23.03.2026

Mentre nessuno legge più libri o giornali, tutti ascoltano, fanno o sognano il podcast. Da Giorgia Meloni che va da Fedez e Marra alla Zanzara, un mondo apparentemente in crescita. Ma poi però arriva il "podcast fade"

Ha destato moderato stupore lo show di Giorgia Meloni al “Pulp Podcast”, condotto da Fedez e tal Mr. Marra alias Davide Marra, un palestrato tatuato e depilato con le treccine, che ha co-intervistato la premier peraltro in maniera molto professionale, su fondale damascato tipo spa di Nova Gorica.

Meloni è stata la prima premier italiana in carica a mettere piede in un podcast, per quel che vale. Il Marra era invece come sempre    in tenuta da palestra, con  maglia di acrilico attillata. Del resto il Marra – nessuna parentela, crediamo, col leggendario Pippo Marra dell’agenzia Adnkronos – in passato è stato anche personal trainer. E più di Fedez (il Giuseppe Conte dei cantanti, già guru della sinistra “dei diritti” e ora in pieno riposizionamento a destra) pare interessante.  Autodidatta, si dichiara, appassionato di cinema e nello specifico di Fellini, cantante, anche porno attore, posta ossessivamente foto di sé discinto col fisicaccio, alternate a quelle coi gatti (“Bello il fisicooo, ma facci vedere i gatti!”, commenta una utente, poi faccina con cuoricini). Leggo che il Marra avrebbe sostituito da  anni Luis Sal – da non confondere con Sal Da Vinci – all’ex podcast fedeziano “Muschio selvaggio” (il podcast è creatura fluida,è materia viva,  cambia spesso nome e forma). Il Marra ha raccontato che da piccolo ha avuto come baby sitter Virginia Raggi (un giorno bisognerà fare una storia d’Italia partendo dalle baby sitter, con la Meloni che lo era dei figli di Fiorello).

Pochi si sono veramente scandalizzati, si diceva, e del resto che c’è da scandalizzarsi? Le domande erano mediamente ficcanti o non ficcanti  come in qualunque talk televisivo, e anzi l’assenza della solita compagnia di giro di politici-giornalisti che interrompono e “mi lasci finire” è riposante (e poi ci sono stati i siparietti, specialità vera di Meloni, quel “a Filì, e famme finì! Santa Madonna”, al fotografo Filippo,  e poi “scusateme” ai due podcaster che le danno rispettosamente del lei, ma a Giorgia si dà del tu, è una del popolo, si sa). 

Molti hanno lamentato che i due podcaster ci sono andati giù troppo morbidi, effettivamente è vero, in un paese noto per la durezza dei cani da guardia del potere  (ricordiamo la domanda alla premier se calpestasse o no le formiche in una conferenza stampa di fine anno). E a chi si scandalizza della multiformità dell’artista e giornalista nell’èra della riproducibilità podcastica: di giorno personal trainer, la sera podcaster, la notte pornoattore e gattaro? Vecchi tromboni! Come ha ricordato Selvaggia Lucarelli – che naturalmente ha un podcast – intervistata  a tutta pagina tipo Marshall McLuhan su Repubblica qualche giorno fa, si può essere insieme ficcanti giornalisti e allegri opinionisti al GF, magari pure giudici a Ballando con le stelle, “mi invidiano perchè so trovare le notizie” ma “tengo separati i segmenti”, dice Lucarelli, insomma ‘sto segmento po ‘esse piuma e po ‘esse fero. Del resto il podcast di Marra e Fedez ha visto ospiti politici e magistrati di primo livello, hanno avuto Renzi e Calenda e Tajani e Gratteri - “Come abbiamo detto con Tajani mi sembra  proprio  una contraddizione di termini” dice Marra a Meloni. “Cosa decidiamo come italiani”, continua. “Ma soprattutto come europei”, lo incalza Fedez: i Bernstein  e Woodward dei nostri giorni.

Noi vecchie ciabatte dei giornali ovviamente rosichiamo, perché quest’alternanza è asimmetrica. Se  noi volessimo fare i personal trainer, per non parlare dei pornoattori, ormai è troppo tardi, non ci prende nessuno, co ‘ste panze. E manco giudici a Ballando. Esigiamo quindi  una  separazione delle carriere, tra podcaster, pornoattori, e giudici di danza, con due, anzi tre  Csm, e pure sorteggione. 

Intanto però il fenomeno dilaga. Ormai quasi tutti hanno un podcast. Secondo PodcastStatistics, ce ne sono 4,52 milioni attivi in tutto il mondo, e ne sorgono sempre di più; 198.488 nel 2025, contro i 189,280 dell’anno prima, con una crescita dunque del 5  per cento. Entro fine anno, gli ascoltatori saranno 619 milioni e il mercato globale di 39,6 miliardi di dollari. Il re di questo nuovo Eldorado è naturalmente Joe Rogan, quello “che ha fatto vincere le elezioni a Trump” secondo la vulgata corrente. Cinquantottenne trucibaldo, palestrato pure lui, ma meno leccato di Marra, anzi un po’ bossiano-ruvido, parla spesso di integratori e proteine nelle sue maratone di tre-quattro ore che  sono la cifra distintiva della  “Joe Rogan Experience”. Secondo il Wall Street Journal è........

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