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Vita e opere di Umberto Bossi, icona di un nord popolare fatto non solo di ampolle

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19.03.2026

Con la morte del Senatur si chiude un’epoca e si misura la memoria di un popolo: resta da capire se il “vento del nord” saprà ancora riconoscersi nel suo fondatore, tributandogli l’ultimo vero funerale di massa della Seconda Repubblica

Scrivemmo qui molto tempo fa, in uno dei consueti esercizi di sprezzatura giornalistica, incuranti delle ipocrisie dei coccodrilli, che la Seconda Repubblica (già era agli sgoccioli) avrebbe conosciuto due soli grandi funerali di popolo per i suoi uomini politici, qualcosa magari di imparagonabile ai funerali di Togliatti o al treno di De Gasperi, ma ugualmente di popolo. Quello di Umberto Bossi e quello di Silvio Berlusconi. Tutti pensavano che il primo sarebbe stato quello del Senatur, date le note condizioni di salute dopo l’ictus del 2004, ovviamente. Ma anche in questo il Cavaliere è riuscito ad arrivare primo.

Sono passati da allora molti anni, ventidue da quando l’Umberto ha cessato di essere il capopopolo, o meglio il Capo di un popolo, per ritirarsi a Gemonio, a metà strada tra l’accantonamento e la mitologia. Ancora doveva venire (2012) la “notte delle ramazze”, a metà strada tra l’autodafé e l’uccisione del padre, quando Bobo Maroni, buonanima, tentò di ridare l’onore (una delle idee più nefaste, in politica) alla Lega Nord travolta........

© Il Foglio