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Bene l'indagine sull'attentato a Roma del 1982. Male il lungo oblio sul terrorismo palestinese

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19.03.2026

Dopo la riapertura delle indagini ora cinque persone potrebbero finire a processo. È sempre un bene stabilire la verità per fatti così gravi, anche dopo tanto tempo. La comunità ebraica romana si è detta soddisfatta, ma al contempo rammaricata per come furono condotte in passato le inchieste, con alcune evidenti lacune investigative

L'attentato alla sinagoga di Roma del 1982, momento cruciale che incrinò la simpatia socialista per Israele

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Antisemiti senza più tabù

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I cold case non sono la nostra tazza di tè, ma in qualche caso sono rivelatori. Non per la soluzione ipotetica o raggiunta, quanto perché possono illuminare un’epoca storica e qualche tic politico o di magistratura. E’ una buona notizia che la procura di Roma abbia chiuso un’inchiesta, riaperta nel 2020, sull’attentato palestinese alla sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982, in cui morì il piccolo Stefano Gaj Taché e furono ferite altre 40 persone. I terroristi erano cinque, le indagini di allora ne individuarono nel 1991 solo uno, Osama Abdel al Zomar: mai estradato dalla Grecia, condannato in contumacia e infine rifugiatosi in Libia.

A riaprire le indagini è stata una collaborazione con la magistratura francese, da cui sarebbe emersa la responsabilità dello stesso commando terrorista, facente capo ad Abu Nidal, autore di un attentato a........

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