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Curzio Malaparte e il suo alter ego pronto a dominare la realtà con un motto di spirito

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15.03.2026

A quasi settant'anni dalla morte lo scrittore italiano non ha ancora trovato un posto sicuro nella letteratura italiana. Le critiche alla società francese e le accuse di collaborazionismo nel suo "Giornale di uno straniero a Parigi", uno scartafaccio di pagine scritte tra il 1947 e '48

Esteta del concetto alla Papini, D’Annunzio aggiornato al ’900 di Hemingway e di Malraux, a quasi settant’anni dalla morte Curzio Malaparte non ha ancora trovato un suo posto sicuro nel canone della letteratura italiana. Troppe doti? Troppa dispersione? Ci ripropone oggi il problema il "Giornale di uno straniero a Parigi" uno scartafaccio malapartiano curato ottimamente per Adelphi da Michelangelo Fagotti e Monica Zanardo. Le sue pagine sono state scritte tra il 1947 e il ’48, in gran parte in un francese impuro, nella capitale che Malaparte non vedeva da quattordici anni: anni “d’esilio in Italia”, come li definisce con una delle sue acutezze – cioè di carcere, confino, guerra, equivoci. La Francia è davvero un’altra patria. Per lui lo è diventata nel 1914, quando ancora adolescente si è gettato nella Grande guerra; ma forse molti di noi, ogni volta che svegliandosi a un passo dal Louvre fiutano l’odore tiepido di pane tostato descritto nel Giornale, si sentono almeno un po’ a casa.........

© Il Foglio