Il G7 valuta il rilascio delle scorte di greggio, ma non siamo in uno scenario di crisi stile anni Settanta
L'opzione resta sul tavolo. Ma se il conflitto si prolungasse e lo Stretto di Hormuz restasse fortemente compromesso, le riserve strategiche non potrebbero bastare da sole a neutralizzare i problemi
Lavoro, redditi, industria. I campanelli di allarme per Trump
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La giravolta di Trump: stop alle sanzioni per il petrolio russo
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“Non siamo ancora a quel punto”, ha detto il ministro dell’Economia francese, Roland Lescure, per riassumere la posizione del G7, convocato d’urgenza per decidere se utilizzare le riserve petrolifere comuni. Si tratta di un’eventualità a cui “bisogna essere pronti”, ha precisato lo stesso Lescure, ma il gruppo dei paesi avanzati ha preferito temporeggiare, forse anche in attesa di capire quale sia il “piano” annunciato oggi pomeriggio dal presidente Trump per stabilizzare il prezzo del petrolio (“Sarete tutti molto felici”, ha detto). Annuncio che, replicando lo schema dazi, ha avuto l’effetto di risollevare il pessimo umore di Wall Street in apertura di seduta e di far recuperare terreno alle borse europee in chiusura. In ogni caso, l’opzione di dar fondo alle scorte resta sul tavolo. L’ultima volta che il G7 vi ha fatto ricorso è stato nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la sola possibilità che possa ripetersi è sufficiente per evocare lo scenario di uno choc........
