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Lo scialpinismo, un ritorno alle origini

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15.02.2026

Ai Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026 debutta uno sport che non lascia spazio ai pigri e tanto assomiglia al ciclismo

Il 24 dicembre del 1934 è la data esatta nella quale gli sciatori hanno iniziato a impigrirsi. Il giorno nel quale venne inaugurato il primo impianto di risalita a fune alta a Davos, Svizzera (quello che dal paese saliva verso lo Jakobshorn). Sino a quel momento per poter scendere serviva salire e, salvo qualche super riccastro che si faceva portare in quota con una carrozza trainata da muli, o ci si affidava alle prime rudimentali manovie (una fune alla quale ci si appendeva, mossa da un argano, nda), ma per brevi tratti, di solito quelli più pendenti, o toccava mettere le pelli sotto gli sci, armarsi di pazienza e far lavorare i muscoli. Lo sci era questo.

Il progressivo e inesorabile impigrimento degli sciatori rese necessaria l’introduzione di un nuovo termine: scialpinismo. Lo scialpinismo è la resistenza dello sci com’era allo sci com’è, una selezione genetico-culturale capace di eliminare il fighettismo dalla neve, per quanto diversi fighetti selfiemaniaci siano riusciti a intrufolarsi.

La resistenza dello scialpinismo è stata a lungo ignorata da chi gestisce lo sport, tanto che il debutto........

© Il Foglio