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Un miracolo di estetica milanese. Chiacchierata con il costumista Gianluca Sbicca e con Silvia Zavattini

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05.03.2026

Manie, vezzi per le cravatte di lana, e costumi in bianco e nero per la prima della versione teatrale del film più poetico della storia, “Miracolo a Milano”, in programma al Piccolo Teatro

I miracoli non avvengono spontaneamente, neanche al cinema, tanto meno a teatro dove l’intervento del bravo montatore non è previsto. In ogni caso, perché i miracoli accadano, è necessario che si diano certe condizioni, per esempio la predisposizione dell’autore a credere nelle favole o, al contrario, il suo cinismo assoluto, tipo Saul che resta fulminato dalla Rivelazione sulla via di Damasco. Per questo, non si può non credere a Christian De Sica quando, nella prefazione dell’incantevole libro di ricordi “Di padre in padre”, scritto qualche anno fa da Steve Della Casa con Silvia Zavattini sul formidabile nonno di lei, Cesare, racconta del suo viaggio in Palestina col padre Vittorio e il detto “Za” “nella grotta vera di Nazareth”: “Grattò l’intonaco con un dito e scoprendolo falso gridò: “Imbroglioni, ora venitemi a dire che Gesù è nato in un teatro di posa”. Ed è anche immensamente poetico che nel 1948 abbia scritto la sceneggiatura di “Ladri di biciclette” con il pennino e il calamaio (pennini bellissimi che terminavano con frecce, torri, castelli), perché, sebbene gli avessero regalato una stilografica, Zavattini e la tecnologia “non andarono mai nella stessa direzione e non aveva alcuna manualità. Così, quando scaricava la stilografica, se non c’era qualcuno a portata di mano che potesse aiutarlo, proseguiva nel suo lavoro intingendola nel calamaio”.

Per tutte queste ragioni, quando si è chiesto di poter ricevere i bozzetti dei costumi della prima versione teatrale di “Miracolo a Milano”, che inaugura questa sera al Piccolo con la regia del suo direttore, Claudio Longhi, e ci è stato risposto che bozzetti non ce n’erano e in caso fossi stata interessata avrei dovuto andare a vederli di persona, questo ho fatto. Sono salita al secondo piano del teatro, dove si trova la grande sartoria che è peraltro una delle pochissime rimaste nella prosa, e mi sono fatta raccontare i costumi da Gianluca Sbicca........

© Il Foglio