menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Meloni "comprende" Trump sull'Iran. Gli "avvisi" di Tajani e la scuse di Crosetto. No all'uso di basi italiane |

15 0
03.03.2026

Tajani contro Conte: "A me Trump non mi ha mai chiamato Tony". Crosetto sente Meloni e concorda la linea "ero in ferie. Mi scuso". La paura di Meloni per il rischio lupi solitari

Le ferie o la guerra? Più che irrilevanti siamo dei commedianti. Tajani, provocato, urla a Giuseppe Conte:  “Trump non mi ha mai chiamato Tony e io non andavo dalla Merkel con il cappello in mano...”. Insulti, “vergogna”, “calmi”. Interviene Conte e chiede a Crosetto cosa ci facesse a Dubai e Crosetto, cuore di babbo, risponde: “Chiedo scusa, ero in ferie”. Un regime lungo 37 anni, in Iran, cade (e finalmente), ma in Italia, alle commissioni Esteri e Difesa,  si dibatte su Crosetto che si rilassa in infradito e dei cappellini omaggio di Trump a Tajani. E’ tanto che gli israeliani ci abbiano informato a guerra iniziata. Meloni è per la linea “non appoggiamo ma comprendiamo” l’intervento di Trump.  Dichiara al Tg5: “La guerra mi preoccupa. Speriamo che la crisi non dilaghi. Non possiamo permetterci che il regime iraniano abbia missili a lungo raggio”. Domani è atteso a Chigi il ministro degli Esteri degli Emirati.  Alla Persia qui preferiamo l’inezia.

Tajani e Crosetto parlano e dicono   che non siamo stati informati ma neppure Francia, Inghilterra, anzi, a dirla tutta, noi, spiega Tajani alle commissioni congiunte Difesa ed Esteri, “siamo stati avvertiti insieme a tedeschi, polacchi e io – sempre Tajani – come ho riferito al presidente del Consiglio sono stato contattato dal ministro israeliano Saar che mi ha informato di quanto stava avvenendo”. E’ ferito Tajani che aveva spiegato al governo, informalmente, con la logica, che c’era il rischio di un possibile attacco americano perché la finestra utile era questa, perché…, perché… E’ la prima informativa dopo l’attacco americano in Iran e Tajani che è il più europeista del suo governo esordisce con “voglio dirlo con chiarezza: Stati uniti e Israele hanno deciso in autonomia, e nella riservatezza, quando intervenire”. Crosetto che è tornato da Dubai, e che gli è accanto, garantisce che nessuno “in Occidente e Oriente” era stato informato e che gli americani hanno deciso l’intervento quando erano sicuri di eliminare l’obiettivo. Perché nasconderlo? Se Crosetto viene risparmiato dal ghigno è solo perché è stato un ministro impeccabile, rigoroso, e perché ha l’umiltà di chiedere scusa (non dovute). Solo per questa ragione la stampa italiana gli evita il sorrisetto per la sua frase: “Ho dato sempre la stessa versione. Ho messo insieme un impegno istituzionale con uno  familiare”. Cosa sarebbe accaduto se al posto di Crosetto ci fosse stato Salvini? Raccontano che prima di parlare al Senato, Crosetto e Meloni si siano sentiti al telefono e che l’espressione del ministro “la valutazione l’ho fatta e non da solo”, su questo viaggio-ferie (che si trasforma in incontro con l’omologo, con il ministro della Difesa degli Emirati, insomma ferie e lavoro) sia il “restiamo compatti” di Meloni. Lo difende anche dopo, nella sua intervista al Tg5: “Crosetto? Non ha mai smesso di fare il suo lavoro”. Lo ha puntato Conte che punge sul soggiorno, “lei, ministro si è ritrovato lì per un viaggio, poi ha detto che era un viaggio istituzionale, poi ha detto che è andato perché c’erano rischi per la sua famiglia, ma degli italiani che ne è?”. Si passa in un fine settimana da “Meloni vassalla” a Meloni “abbandonata” da Trump. Si può rimproverare Meloni di essere troppo vicina a Trump e poi di non esserlo abbastanza? Tajani, che sta misurando quanto sia difficile fare il ministro popolare in un governo che non ama la Francia, viene processato da Schlein in collegamento. La segreteria del Pd gli offre ripetizioni, come fosse Zazie nel metrò, perché  “Khamenei è un dittatore ma al contempo è pericolosa l’azione unilaterale e se salta il diritto internazionale…”. Al contempo, cosa? Khamenei era un macellaio o no? Dice Graziano Delrio, che andrebbe ascoltato sempre: “Guardate che in Iran la guerra c’era già. Io sono un pacifista ma lo dico chiaramente. Non possiamo stare dietro alle risoluzioni dell’Onu. Bisogna capire  come si sta in questo mondo, come si possono influenzare i processi”. E’ senza dubbio più efficace la Schlein che chiede al governo cosa significa “si valuterà caso per caso” ma ancora più preciso (bastava il suo intervento) è Alessandro Alfieri che domanda a raffica, a Tajani: ministro, lei sapeva? Perché l’Italia non è stata coinvolta? Ministro, gli americani utilizzeranno le basi di Sigonella? Al governo rispondono che gli americani non hanno chiesto basi e che l’attuale emergenza sia trascinare via gli italiani dalle zone di conflitto. Tajani, raccomanda “non affidatevi ai bagarini”, poi spiega, “che faremo passare gli italiani dalle Maldive…”. Non sapevamo nulla, ma ai tempi di Conte l’Italia era forse trattata meglio? Prende la parola l’ex premier e si rivolge a Tajani con “vi siete dimenticati del tricolore” e Tajani, che è sensibile, sbotta. Casini che ha  la battuta esatta esordisce con “mi sembra un dibattito fra sordi”. In Commissione c’è Enzo Amendola, l’ex ministro del Pd, che è feroce: “Crosetto e Tajani sembrano due editorialisti del quotidiano di La Valletta. In un paese normale la premier viene in Parlamento e dice cosa pensa, cosa intende fare. Leggo che Starmer ha dichiarato ‘non costringerò il nostro personale militare ad azioni prive di una base legale’. Chiediamo: è questa la posizione di Meloni?”.  Meloni è preoccupata  e non solo per il “contesto generale”, per la crisi “del diritto internazionale figlio della guerra in Ucraina”. C’è l’angoscia, la solita, di lupi solitari: terrorismo. Piantedosi ha presieduto il Comitato nazionale per l’ordine e sicurezza. Si sta procedendo a rimpatri di teste calde. L’opposizione vuole Meloni in Aula per riferire sull’Iran (e ci sarebbe la disponibilità).  Manca solo Gratteri che avrebbe titolo a dire la sua sugli ayatollah. Carmelo Caruso

Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio

Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio


© Il Foglio