Decreto e ddl del governo aprono a repressione, meno garanzie e più poteri: cresce l’allarme su dissenso e migranti
La nuova stretta sulla sicurezza messa a punto dal Viminale e anticipata ieri dal Dubbio delinea un salto di qualità per la politica del governo: una torsione autoritaria che rischia di comprimere diritti fondamentali e alterare l’equilibrio tra sicurezza e libertà, soprattutto sul terreno del dissenso e dell’immigrazione. La scelta di procedere con un decreto legge (che entro la fine del mese dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri), affiancato da un ddl più ampio, non è neutra. Il primo consente all’esecutivo di intervenire rapidamente, riducendo lo spazio di discussione parlamentare su misure che incidono direttamente sulle libertà personali.
Il secondo diventa invece un terreno politico, utile a radicalizzare il confronto e a intestarsi una linea di “pugno duro” che, come mostrano i precedenti, produce consenso più che risultati strutturali sul fronte della sicurezza. Il filo rosso che attraversa entrambi i testi è l’inasprimento delle risposte penali e amministrative a problemi complessi. Per i minori, ad esempio, si amplia l’area della repressione preventiva: ammonimenti più estesi, misure cautelari, sanzioni indirette a carico delle famiglie. Una logica che sposta il baricentro dalla prevenzione sociale al controllo poliziesco, senza affrontare le cause profonde del disagio giovanile. Ancora più evidente è la stretta sul dissenso, con il rischio di una criminalizzazione preventiva della protesta, in cui........© Il Dubbio
