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Massimiliano Marianelli: "La nuova rotta dell'Università degli Studi punta su ricerca e innovazione"

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13.05.2026

13 Maggio 2026, 18:00

Incontriamo il rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, nella sede del rettorato, a palazzo Murena, per un’intervista a sei mesi dall’insediamento e a quasi un anno dalla sua elezione. Un primo bilancio, ma anche uno sguardo sui dossier più delicati: ricerca, sanità, sedi territoriali, Terni, Foligno, alloggi, rapporto con la città e futuro dell’ateneo.

- Rettore Marianelli, sei mesi dopo l’inizio del mandato e quasi un anno dopo l’elezione: qual è la cosa che ha trovato migliore di come se l’aspettava e qual è invece il dossier che si è rivelato più complesso?Ho trovato una situazione di bilancio e di sostenibilità molto solida. Me l’aspettavo già positiva, anche perché venivo dall’esperienza di direttore di Dipartimento, ma il confronto con altri Atenei mi ha confermato che questa solidità è davvero consistente e non scontata.È una condizione che ci ha consentito di avviare una programmazione importante.Il dossier più complesso, invece, riguarda la ricucitura di relazioni e rapporti, in particolare in alcuni Dipartimenti.È un lavoro costante, mai definitivamente compiuto, che si può fare solo insieme e non può essere imposto. Richiede ascolto vero. Bisogna anche saper fare un passo indietro: spesso si parte pensando di avere già una soluzione, poi l’ascolto delle situazioni concrete ti porta a capire che la strada giusta è diversa da quella immaginata.

- Lei ha indicato tre parole-guida: ascolto; partecipazione; programmazione. Ma l’Università vive di scelte concrete. Quale decisione presa in questi primi mesi le sembra già il segno più riconoscibile della nuova stagione?Ascolto, partecipazione e programmazione non sono uno slogan, ma un metodo di lavoro.Il segnale più importante non è mai solo ciò che si realizza, ma il modo in cui ci si arriva: attraverso processi condivisi.La prima scelta forte è stata quella di dare priorità alla ricerca.Abbiamo destinato risorse specifiche, anche in termini di punti organico, per consentire a chi vuole presentare progetti di alta formazione nella ricerca di farlo, compresi le ricercatrici e i ricercatori non strutturati. Se una ricercatrice o un ricercatore precario partecipa a quel bando e lo vince, potrà essere assunto. Non tutti gli atenei possono permetterselo.È una scelta che valorizza la ricerca e anche chi oggi vive una condizione di precarietà.Un’altra decisione significativa è stata quella di destinare risorse derivanti da risparmi energetici all’incremento del fondo per il trattamento accessorio del personale tecnico-amministrativo, bibliotecario e Cel. Avrebbero potuto essere impiegate per opere o altri interventi; abbiamo scelto di investirle come forma di premialità, perché il personale tecnico-amministrativo, bibliotecario e Cel è parte essenziale della comunità universitaria.Poi c’è il reclutamento dei docenti. Anche qui abbiamo fatto una scelta politica: non limitarci a posizioni che potevano tradursi soprattutto in progressioni interne, ma puntare in modo consistente sui giovani ricercatori. Infine abbiamo attivato un tavolo sull’efficientamento energetico.Non vogliamo limitarci ad azioni isolate: sostenibilità ambientale, risparmio energetico e premialità possono stare insieme.Al tavolo partecipano ingegneri, docenti di altri ambiti, esperti di sostenibilità, architettura, etica, sociologia e soprattutto personale tecnico. Anche gli studenti stanno seguendo con grande interesse questa operazione.

- L’Università di Perugia vuole essere sempre più “Università dell’Umbria”. Che cosa significa davvero: più sedi, più servizi, più corsi nei territori o una nuova alleanza strategica con Regione, Comuni e imprese?Significa tutte queste cose, ma dentro una visione complessiva.L’Università deve........

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