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Aggiornata la geografia delle faglie sismiche che si nascondono in Umbria

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23.09.2026

22 Settembre 2026, 17:27

Una faglia che genera terremoti può restare in silenzio per secoli. Tanto a lungo da scomparire dalla memoria degli uomini. Non per questo, però, smette necessariamente di essere attiva. E' una delle lezioni lasciate dalla sequenza sismica che sconvolse l'Italia centrale nel 2016 e nel 2017. E proprio da quella esperienza parte un nuovo approfondimento dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) sulle cosiddette “faglie silenti”, diffuso in questi giorni: strutture geologiche attive, potenzialmente capaci di generare forti terremoti, ma alle quali non è stato possibile associare grandi eventi conosciuti nella storia recente. Un lavoro che ha consentito di identificare alcune delle principali faglie silenti dell'Appennino centrale e, insieme alle ricerche condotte negli ultimi anni, di perfezionare la geografia delle faglie dell'Umbria. Ma andiamo per ordine.

Il caso del Monte Vettore

L'esempio più evidente è quello del sistema Monte Vettore-Monte Bove. Prima del 2016 non era affatto sconosciuto. I geologi lo studiavano già dagli anni Novanta, ne avevano individuato i diversi rami superficiali e stimato una lunghezza complessiva di almeno 20-25 chilometri. Le dimensioni della struttura indicavano anche la possibilità di terremoti attorno a magnitudo 6,5. Mancava, per così dire, il terremoto. Nei cataloghi relativi agli ultimi 800-1.000 anni non era infatti possibile associare con certezza al Vettore un grande evento sismico. Per questo la faglia veniva considerata “silente”.Poi arrivò il 2016. Il 24 agosto il terremoto di magnitudo 6 interessò la faglia di Amatrice e la parte meridionale del sistema Monte Vettore-Monte Bove. Il 26 ottobre si ruppe il settore settentrionale. Quattro giorni più tardi, il 30 ottobre, arrivò la scossa di magnitudo 6,5. In superficie gli spostamenti verticali raggiunsero in alcuni punti circa 1,8 metri. La faglia che per secoli non aveva lasciato un grande terremoto riconoscibile nei cataloghi aveva parlato. Il punto, per i ricercatori, è proprio questo: la storia scritta copre una frazione minuscola della vita di una faglia. La geologia può andare molto più indietro, cercando nel terreno le tracce lasciate da eventi avvenuti centinaia o migliaia di anni fa.

Le altre strutture sotto osservazione

Da qui l'attenzione dell'Ingv verso altre grandi strutture dell'Appennino centrale considerate silenti o che non avrebbero espresso in epoca recente........

© Il Corriere dell'Umbria