Il mondo ad Assisi per Francesco, fra Marco Moroni: "Da Assisi e dal mondo sale ancora una richiesta di pace" | La diretta
04 Ottobre 2026, 09:29
Nell'anno dell'ottavo centenario della morte di san Francesco, Assisi è pronta per un 4 ottobre davvero unico. L'appello della comunità dei frati del Sacro Convento è rivolto al mondo intero, che punterà i suoi riflettori proprio su Assisi, terra di pace.
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"Francesco d’Assisi è un grande dono - ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di San Francesco in Assisi -: lo è da ben 800 anni, per tutta l’umanità, per ogni uomo e ogni donna, credente e non, perché in lui vediamo che è possibile abitare il mondo come fratelli e sorelle e non come rivali. Da 800 anni il mondo viene ad Assisi per lasciarsi ispirare, perché Francesco scalda i cuori, parla alle menti e invita a scegliere e percorrere strade di collaborazione e solidarietà. Quest’anno, per la sua festa, il 4 ottobre, in occasione degli 800 anni dalla sua morte, verranno ad Assisi anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e gli ambasciatori accreditati presso la Repubblica italiana. Noi frati desideriamo condividere con tutti questo dono, che è proprio san Francesco. La sua festa possa essere allora l’occasione per accogliere, custodire e condividere insieme un’ispirazione di pace per il tempo delicato e complesso che viviamo".
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Aggiornamento ore 11.25: Il messaggio del Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi Fra Marco Moroni:
"Signor Presidente della Repubblica,
Autorità, sorelle e fratelli tutti,
a nome della Famiglia francescana sparsa nel mondo intero e della Diocesi di Assisi, porgo a tutti voi il saluto che gli fu rivelato e che egli amava rivolgere a tutti: il Signore ti dia pace!
In questi anni abbiamo ricordato, otto secoli dopo, alcuni eventi degli ultimi tempi della vita di san Francesco, che culminano con questo centenario. Sono stati anni ricchissimi di iniziative, anche grazie all’impegno del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario: momenti di studio, eventi culturali, attività di solidarietà, di sensibilizzazione e di formazione nelle scuole e nelle carceri… Non possiamo conoscerle tutte, ma sono tante e molto ricche, anche in luoghi remoti del mondo.
Non si è trattato di una semplice commemorazione, ma di un’occasione per domandarci che cosa la vita di Francesco continui a dire al nostro tempo, riscoprendo così un’eredità che si è mantenuta viva nei secoli, è cresciuta in modo dinamico e continua a generare vita.
Da ottocento anni il richiamo allo sguardo ammirato di san Francesco verso la creazione ha alimentato il desiderio di conoscerla e custodirla attraverso lo studio e l’approfondimento scientifico; l’attenzione ai poveri e un rapporto con i beni non guidato dalla logica del possesso hanno suscitato riflessioni e pratiche economiche tese al bene comune; la prospettiva della fraternità ha generato forme sempre nuove di solidarietà e di partecipazione alla vita sociale.
Papa Francesco, scegliendo non a caso il nome del santo di Assisi, ha raccolto molte di queste intuizioni e le ha riconsegnate a tutti noi e, attraverso le sue encicliche, ci ha ricordato che l’attenzione alla casa comune, la fraternità fra i popoli e un’economia realmente al servizio dell’uomo non sono questioni separate, ma espressioni di un unico modo di prendersi cura di ogni persona. La dignità di ciascuno - indistintamente - chiede di essere custodita sempre: nella dimensione personale e nelle relazioni, nella vita sociale e politica, nel tempo della forza come in quello della fragilità, nel nascere e nel morire. Per questo, insieme ai rappresentanti delle istituzioni civili locali e della chiesa di Assisi, abbiamo lanciato la proposta di un’opera-segno che rimanga a memoria del centenario e che l’Assemblea legislativa della Regione Umbria ha fatto propria: la nascita di un hospice pediatrico inserito nella rete regionale delle cure palliative.
Proprio qui ad Assisi, lo scorso 6 agosto, incontrando alla Porziuncola migliaia di giovani francescani, Papa Leone XIV ha detto: "La ragione per cui san Francesco, ottocento anni dopo la sua morte, ci attrae ancora, sta nella magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù".
Sì, perché Francesco è stato in primo luogo un uomo conquistato da Cristo. Il fatto che nella storia siano state elaborate letture diverse della sua vita, utilizzando spesso le categorie del momento, rischia di farci perdere il centro della sua esperienza: il Vangelo vissuto sine glossa, la sequela di Cristo povero e crocifisso. I centenari che abbiamo celebrato, da prospettive differenti, ci hanno ricondotti a questo centro.
E se tutto questo è stato vissuto in tante parti del mondo e in culture così differenti, è perché uomini e donne molto diversi tra loro continuano a riconoscere in Francesco qualcuno che li interpella.
Per questo motivo, alla presenza dei rappresentanti delle nazioni, vorremmo ricordare oggi uno scritto poco conosciuto di san Francesco: la Lettera ai reggitori dei popoli.
In essa, egli si rivolge "a tutti i podestà e consoli, magistrati e reggitori di ogni parte del mondo» con una parola sorprendentemente severa, ricordando loro che «la morte si avvicina". E perciò Francesco invita a non dimenticare Dio e a non tralasciare ciò che davvero conta.
Eccellenze,........
