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Cosa insegna l'incontro Francesco d'Assisi-Sultano sulla crisi tra Usa, Israele e Iran

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30.03.2026

Nel 1219, Francesco d'Assisi attraversò le linee della Quinta Crociata per incontrare il sultano ayyubide Al-Kamil, presso Damietta, sul delta del Nilo. Un incontro improbabile, spesso idealizzato, talvolta liquidato come leggenda. Eppure, nell'attuale stagione di crisi in Medio Oriente, quel gesto pone domande al presente. Ne hanno discusso, in un incontro promosso dall'Università di Pisa nel ciclo dedicato all'ottocentesimo anniversario della morte del santo, il medievista Franco Cardini e l'arabista Francesca Maria Corrao.

Esistono almeno cinque cronache occidentali attendibili che, pur divergendo in alcuni particolari, concordano nell'attestare l'incontro. A queste si aggiunge un'iscrizione su una lapide funebre arabo-musulmana che conferma l'autenticità dell’episodio. Qualche dettaglio resta incerto, ma l'incontro in sé è storicamente fondato. Papa Onorio III aveva bandito nel 1217 una crociata che, sotto la guida del cardinale Pelagio, non si concentrava su Gerusalemme — persa dai cristiani nel 1187 — ma al delta del Nilo, polmone economico del mondo islamico dell'area, da usare come leva negoziale per ottenere la restituzione della Città Santa. Francesco arrivò sotto Damietta all'inizio dell'estate del 1219, proveniente da Acri. Chiese al cardinale legato il permesso di recarsi dal sultano e fu ammesso alla sua presenza. «La legge coranica - precisa Cardini - non consentiva al sultano di negare udienza........

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