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Invasioni di campo. La Nazionale da sogno che rimase senza nazione

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12.03.2026

Che lo sport possa essere molto politico lo sappiamo da tremila anni. I giochi dell’antica Grecia prevedevano tregua dalle guerre e sfide tra atleti delle diverse polis; a Roma le corse di bighe e i combattimenti gladiatorii erano anche una forma di sfogo e controllo sociale – panem et circenses come oppio del popolo.

Ma è la geopolitica moderna, tra soft power e propaganda feroce, a realizzare continue invasioni di campo: Olimpiadi e Mondiali di calcio sotto il nazifascismo, duelli sportivi a “sublimare” la tensione tra blocchi della Guerra Fredda… fino alle recenti polemiche a cinque cerchi su Paesi ammessi o esclusi, caschi più o meno decorabili e bandiere più o meno presentabili.

Cinema e tv hanno raccontato abbastanza, ma non troppo, questo terreno di gioco dove sovente si scarica la volontà di potenza, o di resistenza, di una nazione e dei suoi atleti. In qualche modo, alla statuaria e hitleriana Olympia di Leni Riefenstahl ribattono gli epici (e un po’ naive) Fuga per la vittoria e Momenti di gloria.........

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