Marco Rubio e l’apologia del predatore
Il discorso del ministro degli Esteri americano Marco Rubio alla recente conferenza di sicurezza a Monaco è stato visto da alcuni come segno di moderazione all’interno dell’amministrazione Trump, da altri, più realisticamente, come abbellimento di un approccio molto aggressivo alle relazioni internazionali. A leggerlo con attenzione il discorso si rivela privo di un’idea ragionevole sul mondo e, in compenso, pieno di retorica e di pessime intenzioni. Più strutturato, tuttavia, delle esternazioni incontrollate di Trump e di Vance, esprime l’ambizione di dare coerenza e credibilità politica all’ideologia raffazzonata del movimento MAGA. Si distingue da questo movimento per la dichiarata volontà di inglobamento dell’Europa nel progetto “L’America prima”. Più precisamente sposta i confini dell’arroccamento armato includendo in esso i paesi europei e costituisce l’Occidente come entità indifferenziata e isolata, in guerra con il resto del mondo e sotto il netto dominio degli Stati Uniti.
La conoscenza della storia è sostituita in Rubio dal misticismo delle origini che egli fa coincidere con l’affermazione della civiltà cristiana. Per un uomo che, già ministro, si è presentato un anno fa in televisione il Mercoledì delle Ceneri con una croce nera disegnata sulla sua fronte, ciò non è sorprendente. Conferma la mancanza di decoro istituzionale, il solenne disprezzo della realtà multiculturale, multietnica e multireligiosa del paese di cui è alto rappresentante e un opportunismo micidiale. Rubio fa un uso caricaturale e irrispettoso della sua fede (niente affatto dettato dalla devozione) che è strumentale alla sua smisurata ambizione........
