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I randagi di Niscemi

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16.02.2026

In Sicilia, a Niscemi, c’è una piccola realtà che ogni giorno si occupa di randagi, i “Randagi di Niscemi”, senza convenzioni pubbliche, senza turni e senza personale strutturato. A mandarla avanti sono Roberto e Mariella, marito e moglie affiancati da Jessica che collabora con loro da tanto tempo. In un territorio che loro stessi definiscono “ostile” per gli animali, la loro scelta quotidiana è la presenza costante, 365 giorni l’anno, per dar loro un’altra vita. O meglio la “vita”. 

Niscemi oggi è anche la città ferita dalla frana. Ma raccontarla solo con toni strappalacrime non restituisce la fotografia esatta. Il crollo è la conseguenza di un grande movimento franoso scatenato dalle piogge intense, su un suolo fragile e in un’area urbanizzata senza adeguate misure di messa in sicurezza. Le piogge non si fermano per volontà dell’uomo. L’arroganza urbanistica, invece, ha un prezzo. E a pagarlo sono sempre i più fragili.

Tra questi, anche gli animali.

La giornata dei Randagi di Niscemi inizia all’alba e non conosce pause: cibo, pulizia di ciotole e spazi, terapie quotidiane per cani affetti da leishmaniosi e altre patologie croniche. A questo si aggiungono la gestione del magazzino e le emergenze veterinarie, tra vaccini, microchip, sterilizzazioni e interventi chirurgici.

«Qui c’è sempre qualcuno, H24. Non li lasciamo mai soli», racconta Mariella. Il mare è a dieci minuti di macchina, ma una giornata in spiaggia è un lusso che non si concedono da anni.

Storie di abbandono e rinascita

Dietro ogni box c’è una storia. C’è Sally, la prima salvata, trovata cucciola legata a un camion, nutrita con avanzi di pizza. «La tenevamo nel palmo di una mano», ricordano. È diventata un’educatrice per tutti i cuccioli passati da lì. La sua morte, per insufficienza epatica e renale, è stata un lutto familiare.

C’è la cagnolina anziana proveniente da un maxi sequestro a Cerami. Non aveva un nome. Nessuno glielo aveva mai dato. Cieca, quasi sorda, incapace di camminare oltre un perimetro minuscolo perché quello era stato il suo unico mondo. Per otto mesi ha conosciuto solo cure e carezze.

Ci sono i casi che altrove rischiano la soppressione: Vita, paralizzata dopo un incidente; Oscar, picchiato fino alla frattura della colonna vertebrale e colpito da pallini; Brown, massacrato da un cane di grossa taglia. Oggi Oscar vive in una struttura specializzata in Piemonte, Brown ha una famiglia nel Bresciano. I contatti con gli adottanti non si interrompono mai.

Poi c’è Aaron, trovato cucciolo lungo una provinciale, con bacino fratturato e zampe spezzate. Oltre 3.000 euro di interventi chirurgici per salvarlo. Oggi è “inadottabile”, perché è famiglia.

E ancora Vanda, abbandonata mentre stava per partorire: 15 cuccioli, quasi tutti morti. Solo una sopravvissuta. Mamma e figlia oggi vivono in Piemonte. O Chicco, gettato in un’isola ecologica a 30 giorni di vita e salvato pochi istanti prima che venisse azionato il compattatore. Aveva solo la rogna che si cura con una pasticca da 10 euro. Troppe per i Niscemesi.

O Sofia, recuperata sotto un’allerta meteo con 7 piccoli, tutti adottati.

Non tutte le storie hanno un lieto fine. Come quella di Santino, trovato in condizioni disperate: rogna, leishmaniosi, anemia, disidratazione. È sopravvissuto tre giorni. «L’ho tenuto in braccio fino alla fine, parlando per non farlo sentire solo», racconta Mariella.

“Non possiamo salvarli tutti”

La struttura ospita 48 cani, oltre agli animali seguiti sul territorio. Non è convenzionata, non riceve fondi pubblici strutturali. Ogni recinto, ogni cura, ogni intervento è frutto di sacrifici personali e donazioni.

La frana ha aggravato una situazione già fragile. Una lista solidale ha garantito cibo e antiparassitari, ma restano urgenti interventi su recinti e strutture di fortuna. Eppure, negli anni, le adozioni superano quota 200. Un lavoro grandioso. 

Leo, Fiocco, Rachel, Jack, Rose, Jerry, Luis, Tito, Zara, Bueno e tanti altri hanno trovato invece casa, amore e famiglia restando insieme a Roberto e Mariella, perché dopo anni di adozioni mancante, non si posso sdradicare da quella che per loro è diventata casa. È questa la misura concreta del lavoro dell’associazione “I randagi di Niscemi”: essere famiglia per questi esseri speciali. E più fragili. 

«Il nostro unico scopo è l’adozione. Più cani riusciamo a far adottare, più possibilità abbiamo di accoglierne altri. Noi siamo il tramite tra la strada e la morte».

In una città che oggi fa i conti con le ferite della terra, c’è chi continua a curare quelle lasciate dall’indifferenza. Senza proclami. Senza ferie. Con la consapevolezza di non poter salvare tutti, ma con la determinazione di non voltarsi dall’altra parte.

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