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Minerali critici in Africa: Usa, Cina e la sfida dell’Europa tra tecnologia e Piano Mattei

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14.02.2026

La corsa globale ai minerali critici in Africa è diventata uno dei principali fronti della competizione geopolitica tra Stati Uniti, Cina ed Europa, con implicazioni dirette per la transizione energetica e digitale. Litio, cobalto e terre rare rappresentano risorse strategiche per batterie, semiconduttori e infrastrutture verdi, e il continente africano è al centro delle nuove catene di approvvigionamento di minerali critici a livello globale. In questo contesto, la recente conferenza Mining Indaba di Città del Capo e il vertice Italia-Africa di Addis Abeba hanno evidenziato approcci differenti alla gestione delle risorse e alle partnership con i paesi produttori.

Contesto globale: la corsa ai minerali critici in Africa

La geopolitica delle risorse si sta ridefinendo attorno ai minerali critici, considerati essenziali per la decarbonizzazione, la sicurezza tecnologica e la difesa. La Cina ha consolidato la sua presenza in Africa attraverso concessioni minerarie e investimenti infrastrutturali, rafforzando la propria influenza nei settori strategici. Gli Stati Uniti stanno sviluppando iniziative su larga scala, che comprendono investimenti diretti, accordi bilaterali e strategie industriali integrate, con un approccio che combina diplomazia, sicurezza regionale e supporto tecnologico. In questa competizione, l’Europa cerca di ridurre la propria dipendenza da singoli paesi e mercati, prendendo atto dei cambiamenti nella strategia americana degli ultimi anni, soprattutto dall’insediamento dell’amministrazione Biden, con investimenti e partnership infrastrutturali, come quelli legati al corridoio di Lobito in Angola.

La competizione riguarda non solo l’accesso alle concessioni minerarie, ma anche il controllo delle supply chain della transizione energetica, dalla raffinazione alla produzione industriale e alla distribuzione, elementi fondamentali per garantire la sicurezza tecnologica e industriale dei paesi consumatori.

L’accordo RDC–Atlas Park e l’uso dell’intelligenza artificiale

Un segnale concreto della trasformazione del settore è l’accordo annunciato tra la Repubblica Democratica del Congo e la società statunitense Atlas Park, che prevede l’uso dell’intelligenza artificiale per l’esplorazione mineraria. L’analisi avanzata dei dati geologici consente di individuare nuovi giacimenti e di orientare le decisioni di investimento, rafforzando il ruolo della tecnologia come fattore di potere nella competizione globale per i minerali critici. Questo tipo di approccio dimostra come la competizione non sia più basata solo sull’accesso fisico alle risorse, ma anche sulla capacità di analizzare, prevedere e gestire i dati minerari a livello avanzato.

Il gap tecnologico e finanziario dell’Europa

In confronto, l’Europa affronta un ritardo relativo sia in termini di capacità tecnologica che di disponibilità finanziaria, mentre Stati Uniti e Cina possono mobilitare capitali su scala più ampia e integrare tecnologia e infrastrutture in modo coerente. La difficoltà nel garantire approvvigionamenti stabili di litio, cobalto e terre rare resta una priorità strategica per l’Unione Europea, che ha lanciato iniziative come il Critical Raw Materials Act (varato nel 2024) e il REsourcEU, approvato a dicembre 2025, mirati a rafforzare la sicurezza delle supply chain europee e la resilienza industriale. Tuttavia, dai dati e dalle discussioni emerse alla conferenza Mining Indaba sembra che i risultati siano ancora parziali, e il gap con le grandi potenze rimanga significativo.

Il Piano Mattei e la strategia italiana in Africa

Il Piano Mattei per l’Africa rappresenta il tentativo italiano di proporre un modello di cooperazione orientato alla trasformazione locale delle materie prime e allo sviluppo di competenze tecniche. L’iniziativa coinvolge 14 paesi africani e mira a rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento europee attraverso investimenti in formazione, energia, infrastrutture e sostegno tecnico.

Le risorse mobilitate dall’Italia finora, circa 1,4 miliardi di euro, distribuiti su diversi settori inclusi agricoltura, energia e infrastrutture, sono considerate significative nel quadro della cooperazione bilaterale, ma rimangono limitate se confrontate con i programmi infrastrutturali cinesi (i quali per il solo Malawi hanno annunciato nel 2024 investimenti per 12 miliardi di dollari USA) e con i fondi statunitensi legati all’innovazione tecnologica e all’uso dell’intelligenza artificiale.

Uno degli obiettivi dichiarati del Piano Mattei è favorire la lavorazione locale dei minerali critici, riducendo l’esportazione di materie prime grezze e creando valore aggiunto nei paesi produttori. Questo approccio si inserisce nel dibattito internazionale sullo sviluppo di catene del valore regionali in Africa (cd. estrattivismo trasformativo) e potrebbe anche contribuire a ridurre la pressione migratoria, creando opportunità economiche locali più stabili.

Rischi di competizione tra paesi produttori africani

Durante il Mining Indaba è stato evidenziato il rischio di una competizione tra paesi africani per attrarre investimenti, che potrebbe avere effetti su standard ambientali, fiscali e sociali. Analisti e policy maker sottolineano l’importanza di investire in infrastrutture energetiche e di trasporto per consolidare il ruolo dell’Africa come partner industriale e non solo come fornitore di materie prime. L’African Continental Free Trade Agreement (AfCFTA), volto a creare un mercato unico continentale, dovrebbe agevolare la cooperazione tra paesi africani e favorire lo sviluppo di catene del valore regionali.

Prospettive geopolitiche per Europa e Italia

Il confronto tra la strategia statunitense, caratterizzata da un approccio integrato a livello diplomatico e di sicurezza regionale, la presenza infrastrutturale cinese e l’approccio cooperativo europeo evidenzia la complessità della competizione nel settore dei minerali critici. Resta da valutare se l’Europa e l’Italia riusciranno a ritagliarsi uno spazio autonomo nella geopolitica delle risorse o se dovranno operare all’interno di assetti già dominati dalle due grandi potenze. In ogni caso, il ruolo dell’Italia nel Piano Mattei e l’impegno europeo nelle supply chain strategiche possono rappresentare un modello alternativo di cooperazione sostenibile e trasformativa con i paesi africani.

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