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Cosa resta di Davos

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02.03.2026

C’è stato un tempo in cui Davos non era soltanto un vertice, una conferenza, ma un simbolo. Nel suo momento di massimo splendore, il World Economic Forum si presentava come il luogo dove il capitalismo globale prendeva coscienza di sé. Politici, banchieri centrali, amministratori delegati, grandi investitori, leader tecnologici si riunivano sulle Alpi svizzere con un obiettivo esplicito: migliorare lo stato del mondo.

Questo motto era il centro della sua legittimazione pubblica. L’idea era che il mercato, guidato dalle élite più influenti, potesse correggere le proprie distorsioni. Che il capitale, se lasciato sufficientemente libero, avrebbe affrontato il cambiamento climatico, ridotto le disuguaglianze, promosso l’inclusione. Ma la richiesta alla politica era chiara: “Vogliamo meno regolazione, meno tasse, meno vincoli e si deve dare più spazio all’iniziativa privata”. Una visione ambiziosa che per anni è stata sostenuta con convinzione.

A distanza di più di un mese dalla conclusione dell’ultima........

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