“Le custodi dell’anima”, tre donne e un’eredità che può cambiare una vita
Francesca G. Marone arriva a Le custodi dell'anima, Salani con uno sguardo particolarmente attento alle relazioni umane, ai legami familiari e alle ferite che possono attraversare una vita e continuare a lasciare tracce nelle generazioni successive. Sociologa, counselor e mediatrice familiare, porta nella narrativa una conoscenza concreta delle fragilità, delle dipendenze affettive e dei percorsi attraverso cui una persona prova a riconquistare la propria autonomia. Nel suo romanzo questa esperienza non diventa spiegazione teorica: resta sotto la superficie della scrittura e aiuta a dare consistenza psicologica alle protagoniste.
Le custodi dell’anima. Tre donne, un solo respiro nasce proprio da questa attenzione. Francesca G. Marone costruisce tre vite lontane nel tempo per porre una domanda molto concreta: quanto deve pagare una donna per avere il diritto di scegliere chi essere? Sibilla, Gina e Mariasole appartengono a secoli diversi, hanno davanti mondi che sembrano inconciliabili, eppure finiscono per abitare lo stesso territorio umano. Quello in cui la libertà personale deve essere conquistata contro aspettative, violenza, povertà, convenzioni e perfino contro gli affetti quando diventano una gabbia.
Le custodi dell’anima. Tre donne, un solo respiro di Francesca G. Marone parte da tre vite lontane nel tempo per porre una domanda molto concreta: quanto deve pagare una donna per avere il diritto di scegliere chi essere? Sibilla, Gina e Mariasole appartengono a secoli diversi, hanno davanti mondi che sembrano inconciliabili, eppure finiscono per abitare lo stesso territorio umano. Quello in cui la libertà personale non arriva per concessione, ma deve essere sottratta alle aspettative degli altri, alla violenza, alla povertà, alle convenzioni e perfino agli affetti quando diventano una gabbia. È questo il punto più riuscito del romanzo pubblicato da Salani: trasformare tre storie femminili in un’unica lunga eredità, evitando di ridurre le protagoniste a figure simboliche prive di carne.
Sibilla, quando perfino imparare a leggere diventa una disobbedienza
La prima storia porta nel XII secolo, alla corte di Ruggero II. Sibilla è una giovane regina data in sposa secondo una logica politica che stabilisce già quale debba essere il suo posto: moglie, corpo destinato alla discendenza, presenza obbediente.
Il passaggio decisivo della sua esistenza non coincide con una battaglia o con una dichiarazione pubblica di ribellione. È molto più elementare: Sibilla incontra i libri.
In una biblioteca a lei proibita impara a leggere e a scrivere grazie al monaco Alastair. Quel gesto modifica la percezione che ha di sé. Perché imparare le parole significa cominciare a dare un nome alla propria condizione, e quando una persona........
