Si parla tanto di psicologia, ma si investe poco
C’è un riflesso quasi automatico, nel dibattito pubblico italiano, che merita di essere guardato con più freddezza: ogni volta che si parla di disagio, fragilità, crisi sociale, si invoca – talvolta con tono salvifico – la psicologia. È un punto che non può essere liquidato con sufficienza, perché pone una domanda lecita: stiamo trasformando ogni fatica della vita in un caso clinico? Il rischio esiste. Ma fermarsi qui può essere un errore speculare che alimenta polarizzazioni, rischiose per il benessere della popolazione.
Perché mentre discutiamo di “psicologizzazione della società”, la realtà intorno a noi racconta tutt’altro: la psicologia, nei servizi pubblici, è marginale, residuale, spesso l’ultima ruota del carro tra gli operatori sanitari. Meno del 7% di presenza nei servizi è un dato poco rassicurante che dovrebbe far sobbalzare. Nell’offerta di salute, siamo molto lontani da un “overbooking” di psicologi e, invece, testimoni di una clamorosa insufficienza. E allora il punto non è se si parli troppo di........
