Dior e Armani trasformano i capi in visioni nei giorni caldi della couture parigina
Questi giorni della couture parigina sono particolarmente afosi, c’è in città un caldo insolito che ben poco si adatta a quel nitore di aria penetrante, dell’elegante grandeur della skyline di sempre.
Un’afa che contagia la tensione degli avvenimenti dedicati a questo angolo di moda inavvicinabile, dove è l’infaticabile lavoro d’atelier a trasformare i capi in visioni quando per incanto il racconto di fantasie e sogni si materializza e si celebra perfetto, nell’impenetrabile territorio di bellezza.
È un perimetro estetico per un mondo di pochi e blindato, quasi a suggello di siderale distanza con uno squilibrio mondiale reso stridente da fantasmi di guerra e immagini quotidiane di eccessi e devastazioni.
Le proposte così si dividono o si orientano nella conferma di codici conosciuti che sono la pagina classica di un glamour già conosciuto ed esaltato nella raffinatezza, o nelle sperimentazioni, il vero nuovo percorso di adesso, l’asciutto incrocio con l’arte contemporanea e la sua comprensione.
Il più talentuoso dei........
