Il coraggio di essere umani
Il 6 marzo non è una data come le altre o una rituale ricorrenza da celebrare. È la “Giornata dei Giusti dell’umanità” che, come richiamato nella legge istitutiva n.212/2017, è dedicata a mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane. Si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani.
In questa nostra stagione la Giornata assume un significato ancora più avvertito. Una stagione, appunto, dove il diritto internazionale è ancora una volta conculcato. Quando la forza prevale su ogni altro principio. Quando nuove forme di unilateralismi vanno sostituendo il multilateralismo, inteso come metodo di cooperazione e forma di organizzazione del sistema internazionale basato su principi fondamentali quali la consultazione, l’inclusione e la solidarietà. Con l’adesione a un progetto politico comune fondato sul rispetto di un sistema condiviso di norme e valori.
Ebbene i Giusti dell’umanità per il 2026 rappresentano testimonianze tangibili e credibili dei valori fondativi della pace e della democrazia. Sono storie di coraggio e responsabilità civile: Piero Calamandrei, padre costituente e difensore della Costituzione e dell’antifascismo; Martin Luther King, simbolo mondiale della nonviolenza e dei diritti civili; Vivian Silver, attivista israeliana per la pace e il dialogo, uccisa negli attacchi del 7 ottobre 2023; Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese e fondatrice di Women of the Sun; Aleksandra “Sasha” Skochilenko, artista e attivista russa arrestata per la protesta contro la guerra in Ucraina e poi liberata nel 2024.
Come ricorda Gariwo (Gardens of the Righteous Worldwide) sono cinque vite lontane tra loro ma unite da una stessa idea: la democrazia non è un bene acquisito, ma una conquista fragile che vive nelle scelte quotidiane, nella parola, nell’ascolto e nella responsabilità individuale. Di testimoni credibili.
Celebrare questa Giornata significa riconoscere che la responsabilità non è un paradigma della vita sociale che possa essere delegabile ma è attribuzione della dimensione personale - in dignità, libertà ed eguaglianza - nel contesto di ogni comunità. Che, rifacendosi alla sua etimologia latina (communitas), ci indica il legame tra coloro che condividono uno stesso dono. Richiamando l’Enciclica Fratelli tutti, “la comunità è uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni. Alimentando ciò che è buono e mettendoci al servizio del bene. Certo, un impegno non facile ma possiamo ragionevolmente crederci”.
La testimonianza dei Giusti, vorrei sottolineare, è il respiro della libertà perché i Giusti sono il cuore della democrazia.
In un’epoca frammentata, dove le cronache sembrano rincorrersi tra drammatiche crisi geopolitiche e una crescente sfiducia nelle istituzioni, ci si chiede spesso cosa tenga davvero ancora in piedi l’impalcatura di un vivere civile e democratico. Si tende a pensare, riduttivamente, che la democrazia sia un insieme di regole scritte ovvero un meccanismo meramente procedurale. Una macchina che cammina per inerzia. Eppure, a guardare bene tra le pieghe della storia e del nostro presente, risulta evidente che la democrazia non può essere considerata una macchina che procede per inerzia ma, per restare viva, deve vivere attraverso le scelte dei singoli e, insieme, dei molti. È qui che si inserisce la figura del Giusto, un concetto che oggi più che mai reclama uno spazio centrale nel nostro dibattito pubblico per farsi bussola comunitaria.
Il Giusto non è un santo né un eroe dotato di poteri straordinari. Al contrario, la sua forza risiede proprio nella sua ordinarietà. È quella persona che, in un momento di oscurità, decide di non voltarsi dall'altra parte, di non cedere all'indifferenza e di assumersi una responsabilità personale verso l'altro. La democrazia, infatti, corre un rischio sottile ma letale: quello dell’apatia. Quando i cittadini smettono di sentirsi responsabili del bene comune, quando il dialogo viene sostituito dalla forza e la verità dal pregiudizio, la struttura democratica inizia a vacillare.
In questo scenario, l’agire del Giusto diventa un atto politico nel senso più alto del termine. Difendere diritti calpestati, proteggere la dignità di chi è considerato invisibile o semplicemente avere il coraggio di smentire una menzogna, condivisa dai più per convenienza, sono gesti che alimentano le radici della libertà. Non c’è democrazia senza capacità critica che abbia la forza di opporsi. Perché spesso dimentichiamo che le peggiori tragedie dell’umanità non sono state provocate solo dalla malvagità di pochi e dal silenzio dei molti.
E i Giusti sono coloro che rompono questo silenzio, dimostrando che esiste sempre un’alternativa alla rassegnazione.
Oggi, questa responsabilità si declina in forme nuove e complesse. Pensiamo, tra l’altro, alle sfide alla democrazia nell'era del populismo algoritmico, dove la manipolazione del consenso ne svuota il significato. Il Giusto del nostro tempo è anche chi si batte per un’informazione onesta, rifiutando di alimentare l’odio mediatico e coltivando il dubbio laddove altri si rifugiano nelle certezze ideologiche.
Inoltre, la democrazia contemporanea si misura sulla sua capacità di inclusione. In un mondo segnato da disuguaglianze crescenti, il Giusto sa riconosce l’umanità oltre il confine, non accetta la logica del nemico e si adopera per ricucire gli strappi di un tessuto sociale sempre più logoro. Questi atti di resilienza etica sono i veri pilastri delle istituzioni democratiche perché senza la spinta morale di coloro che credono nella giustizia oltre il proprio interesse personale, le leggi diventano gusci vuoti e la politica un mero esercizio di potere.
Celebrare i Giusti oggi significa, dunque, fare un investimento sul futuro. Non si tratta solo di ricordare chi ha fatto del bene, ma di risvegliare in ognuno di noi la consapevolezza che il destino della democrazia dipende, in ultima istanza, dalla nostra capacità di restare umani. Ogni volta che un individuo sceglie la responsabilità invece dell'indifferenza, sta piantando un albero in un Giardino: “sono come libri aperti che raccontano le storie dei Giusti, che hanno il compito di presentare all’opinione pubblica gli esempi di quanti, mettendo a rischio la vita, la carriera, le amicizie, sono stati capaci di preservare i valori umani di fronte a leggi ingiuste o all’indifferenza della società”.
Certo, è un compito faticoso nonché rischioso ma è l’unico modo per far sì che la democrazia rimanga una realtà tangibile da condividere e tutelare nonché un impegno per il domani.
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