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Diventare Verdespina, la riaffermazione di un territorio

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03.03.2026

“Vules rvndá na verdspina”, vorrei diventare una verdespina. In questa strofa di una canzone popolare di Savoia di Lucania è custodita l’immagine potente del rovo comune, arbusto selvatico, spinoso, resistente, capace di crescere nei terreni difficili, di affondare radici profonde e di offrire rifugio a uccelli e animali. Pianta difficile da estirpare, con cespuglio folto e compatto, la verdespina è segno di un territorio poco antropizzato, talvolta marginalizzato, ma vivo.

Il rovo diventa metafora sociale che interviene nei processi di ridefinizione dell’identità collettiva e di generazione di coscienza, di cittadini che si riappropriano di pratiche economiche radicate nei legami sociali in un’area interna segnata da spopolamento e dalla marginalità. Hanno riattivato un forno che era chiuso ormai da anni, il forno di comunità; stanno proponendo la gestione di bellezze naturali come le cascate e storiche come il castello, divenendo attori del loro territorio e non spettatori a casa loro.

Le loro parole: “Il Forno di comunità è uno spazio condiviso in cui tradizione, socialità e partecipazione si incontrano. Il forno non è solo un luogo di produzione, ma un presidio sociale aperto alla comunità, dove nascono relazioni, iniziative e percorsi di inclusione”.

L’esperienza di Verdespina, una cooperativa sociale composta da 27 soci, numero importante se consideriamo che il comune dichiara poco più di 900 abitanti,   si colloca dentro quella che potremmo definire un’economia morale del territorio. La produzione del pane, assume una valenza simbolica che va oltre il prodotto alimentare e il reddito. In contesti come questo, l’economia non è mai stata solo scambio di beni, ma ha significato intreccio di relazioni, ha realizzato reciprocità, ha concretizzato mutuo aiuto e la cooperativa recupera questa dimensione.

Uno degli elementi più interessanti dell’esperienza è l’intera comunità come soggetto economico attivo. Nelle aree interne, spesso descritte come “periferie del sistema”, il discorso pubblico tende a rappresentare la popolazione come destinataria passiva di politiche di sostegno. La cooperativa di comunità ribalta questa prospettiva: la comunità diventa produttrice di valore, capace di organizzare risorse, immaginare servizi, generare opportunità.

Questo passaggio è cruciale. Significa riappropriarsi della capacità della possibilità di incidere sul proprio destino collettivo. L’economia locale non viene subita, ma costruita. Non è solo risposta alla crisi, ma progetto culturale nel quale il territorio non è uno sfondo neutro ma l’insieme di significati, e di relazioni. Il territorio è sempre una costruzione simbolica oltre che materiale. Verdespina agisce proprio su questo piano, riconfigurando lo spazio e il quotidiano, come luogo di possibilità. Infatti di fronte alla perdita di servizi, alla migrazione giovanile e alla rarefazione delle opportunità lavorative, la cooperativa si propone modello che non si basa con l’adozione di tecnologie avanzate, bensì sull’innovazione relazionale che ridefinisce le modalità di collaborazione tra cittadini, istituzioni e attori locali sviluppando la capacità di riorganizzare risorse esistenti attivando di conseguenza un processo di trasformazione identitaria attraverso una doppia dimensione, materiale e simbolica. Materiale, nello generare lavoro, servizi, occasioni di reddito e simbolica ricostruzione di fiducia, di senso di appartenenza e un nuovo immaginario collettivo capovolgendo la narrazione esterna di territori passivi e “improduttivi” economicamente e culturalmente. Un esperimento di ri-territorializzazione in un tempo di dissoluzioni sociali, di accanimento terapeutico verso luoghi che hanno dismesso la loro funzione sociale, infatti, non si tratta di marketing territoriale né di trasformare il paese in borgo o in “paese-cartolina” che rivive poche settimane all’anno. Qui il si riposiziona la funzione sociale e culturale del paese, la sua capacità di essere luogo abitato e produttivo di senso tutto l’anno.

È un segnale molto più e complesso e profondo a dimostrazione che i paesi e le aree cosiddette marginali e interne, marcante con questi termini già in una condizione valoriale negativa, possono essere spazi riempiti di significati, di generare forme di economia radicate se accompagnati da politiche contestualizzate e legate alla società che le abita.

“È tempo di intessere canestri leggeri con virgulti di rovo”, scriveva Virgilio nelle Georgiche. A Savoia di Lucania, quei virgulti diventano trama sociale. La verdespina, pianta selvatica e resistente, si fa metafora di una comunità che, affondando nelle proprie radici, sceglie di rigenerarsi.

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