Ci può essere democrazia senza uguaglianza?
La democrazia formale (una testa, un voto - uno vale uno) presuppone condizioni sostanziali di relativa uguaglianza per funzionare davvero. Ma qui c'è un problema in Italia, a diversi livelli in tutto l'Occidente.
In Italia il coefficiente di Gini - la misura standard della disuguaglianza dei redditi, dove 0 è uguaglianza perfetta e 1 è concentrazione totale - si aggira intorno a 0,33-0,35, nella media europea ma con una particolarità grave: la disuguaglianza patrimoniale (ricchezza accumulata) è molto più alta di quella reddituale. Il 10% più ricco degli italiani detiene circa il 50% della ricchezza netta totale. Il Mezzogiorno amplifica tutto questo: ci sono di fatto due Italie con livelli di vita molto diversi.
Nel mondo occidentale il quadro è molto disomogeneo. I paesi scandinavi hanno Gini intorno a 0,27–0,29. La Germania e la Francia 0,31–0,32. Il Regno Unito 0,35. Gli Stati Uniti sono l'outlier clamoroso: Gini vicino a 0,40 per il reddito, ma se si considera la ricchezza, l'1% possiede circa il 30–35 di tutta la ricchezza americana, e il 10% più ricco circa il 70%.
In più il trend è in aumento: se la disuguaglianza tra paesi è diminuita negli ultimi trent'anni, soprattutto grazie alla crescita di Cina e India, dove centinaia di milioni di persone sono uscite dalla povertà assoluta. All'interno dei paesi occidentali la disuguaglianza è aumentata significativamente dagli anni '80 in poi. Il punto di svolta è identificabile: le politiche liberiste di Reagan e Thatcher segnano l'inizio di........
