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Sana e salva: quando lo sport protegge

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17.03.2026

Secondo i dati Istat, in Italia una donna su tre, nel corso della propria vita, subisce una forma di violenza fisica o sessuale, e sono decine di migliaia ogni anno le richieste di aiuto che arrivano ai centri antiviolenza e al numero 1522.

Accanto all’emergenza giudiziaria e alla risposta repressiva, esiste però una domanda più radicale: cosa può prevenire la violenza prima che accada? Una delle risposte meno esplorate – e forse più strutturali – è lo sport.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e numerosi studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali, tra cui il British Medical Journal, evidenziano che l’attività fisica regolare riduce i sintomi di ansia e depressione del 25-30%. Non è un dettaglio clinico: fragilità psicologica, isolamento sociale e perdita di autostima sono fattori che aumentano la vulnerabilità.

Lo sport insomma non è solo performance ma prevenzione sanitaria, equilibrio psichico, costruzione di fiducia in sé, in senso pieno, anche un’infrastruttura di autonomia.

Autostima, rete, autodifesa: la prevenzione prima dell’emergenza

L’autoefficacia – la convinzione di poter incidere sulla propria vita – è uno degli elementi chiave nella prevenzione primaria della violenza. Lo sport agisce esattamente su questo: rafforza la percezione di controllo, migliora la postura psicologica, allena alla resilienza.

Non sostituisce le politiche pubbliche, ma può affiancarle in modo strutturale. Può diventare presidio territoriale. Può essere intercettazione precoce del disagio. Può trasformarsi in alleanza tra associazioni sportive, centri antiviolenza, servizi sanitari.

In questa direzione si muovono progettualità come “Sana e Salva – Quando lo sport salva la vita”, presentata nei giorni scorsi a Roma e fortemente voluta dal Senatore Marco Scurria, presidente della Consulta Nazionale del Movimento Sportivo Popolare Italia (MSP Italia), ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI e dal Ministero dell’Interno, attivo da oltre cinquant’anni nella diffusione dello sport con oltre un milione di tesserati e circa cinquemila associazioni affiliate su tutto il territorio nazionale.

L’iniziativa “Sana e Salva è realizzata appunto grazie alla partnership tra MSP Italia e Salute Plus APS, ente del Terzo Settore impegnato nella promozione della cultura della prevenzione socio-sanitaria e nella tutela delle fasce più fragili della popolazione, che metterà a disposizione servizi gratuiti di ascolto psicologico e assistenza legale.

L’idea del progetto è quella di spostare il baricentro: non solo protezione quando la violenza esplode, ma rafforzamento dell’autonomia prima che accada e lo sport può essere una delle più efficaci piattaforme di prevenzione su queste tematiche. Non solo, ad esempio, per insegnare tecniche di autodifesa, ma per promuovere cultura del rispetto, parità, consapevolezza del proprio corpo e dei propri diritti.

Un campo sportivo può diventare uno spazio di educazione civica. Una società sportiva può diventare luogo di ascolto. Un simbolo – come l’Ombrello Rosa diffuso da MSP Italia sul territorio con i contatti di emergenza – può trasformarsi in segnale riconoscibile di protezione

Dalla cura all’empowerment, la prevenzione non fa rumore

C’è anche un passaggio culturale che è decisivo: uscire dalla narrazione della donna come soggetto da proteggere e riconoscerla come soggetto da rafforzare. E lo sport lavora su questa linea sottile ma potente, allenando la capacità di cadere e rialzarsi, rendendo visibile la forza fisica e mentale e costruendo comunità.

Investire nello sport come leva di prevenzione significa quindi intervenire anche sui fattori profondi: solitudine, dipendenza economica, fragilità emotiva, mancanza di rete.

La prevenzione costruisce, giorno dopo giorno, autonomia e consapevolezza.

Se consideriamo lo sport non solo come attività ricreativa ma come infrastruttura di salute pubblica e di libertà, il paradigma cambia. Non è un capitolo accessorio delle politiche sociali: è un investimento strategico. E sana e salva non è più solo uno slogan, ma una prospettiva: la libertà che si allena, anche – e forse soprattutto – partendo dal corpo.

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