8 Marzo. Donne e leadership: perché il futuro passa da qui
La leadership femminile è spesso raccontata come una questione di parità. Ma forse la domanda giusta è un’altra: le organizzazioni di oggi possono davvero permettersi di fare a meno della leadership delle donne?
La crescita delle donne nei ruoli di leadership sta rallentando. Non solo in Italia, ma anche a livello globale.
Secondo i dati diffusi da LinkedIn in occasione della Giornata Internazionale della Donna nel 2025 le donne occupano il 31,3% delle posizioni apicali nel nostro Paese, una quota sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente e ancora lontana dal loro peso complessivo nella forza lavoro.
Il punto non è la mancanza di ambizione o di candidature. Le donne continuano a candidarsi per ruoli di leadership. Ma nelle fasi di rallentamento economico, quando le aziende assumono meno, i meccanismi di selezione tendono a diventare più conservativi. E il risultato è sempre lo stesso: la leadership torna ad assomigliare al passato.
Pare che il quadro sia sorprendentemente simile in quasi tutti i settori. Anche nell’industria della comunicazione, dove la presenza femminile è storicamente molto alta. Eppure, secondo l’Annual Index di Global Women in PR, le donne continuano a occupare circa il 30% dei ruoli apicali nelle agenzie e nelle organizzazioni di comunicazione.
Viviamo in un contesto in cui le imprese devono affrontare trasformazioni tecnologiche, tensioni sociali, nuove aspettative delle persone rispetto al lavoro. La leadership non è più solo decisione e controllo. È gestione della complessità, capacità di tenere insieme persone, tempi di vita, relazioni.
Da questo punto di vista, molte donne sviluppano lungo il loro percorso una competenza che nasce anche dall’esperienza nell’asimmetria del lavoro di cura.
Gestire un figlio, mandare avanti una casa, occuparsi di un genitore anziano, continuando allo stesso tempo a crescere professionalmente, significa allenare ogni giorno capacità di coordinamento, empatia, resilienza e gestione dei sistemi complessi. Forse il cambiamento può partire anche da qui. Da un merito più coraggioso, capace di riconoscere il valore di competenze che non rientrano nei modelli tradizionali di potere. E da una dinamica semplice ma potentissima: donne che assumono donne. Non per appartenenza, ma per allargare lo sguardo sul talento.
Perché le organizzazioni davvero sostenibili non sono quelle che chiedono alle persone di sacrificare la propria vita per il lavoro ma che permettono alle persone di essere intere nei loro ruoli di: professionisti, genitori, figli, amici, membri di comunità, cittadini.
Sono sicuramente queste le organizzazioni che riescono a prosperare meglio e durare nel tempo.
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