La guerra è un pessimo affare, tranne per pochi
Conviene a pochi, la guerra. Ai mercanti e fabbricanti d’armi, ai grandi speculatori finanziari sulle materie prime (il petrolio, per dire), a chi butta giù intere città (Gaza, per fare un esempio) per ricostruirle. Fatte poche altre eccezioni, il resto è un disastro. Per le distruzioni e per i morti, innanzitutto, per le famiglie orfane, per le vite spezzate dei tanti che molto di più avrebbero serenamente meritato. E per la povertà che si diffonde bruciando risorse che altro miglior uso avrebbero potuto avere.
Tranne per pochi, la guerra è un pessimo affare. Eppure continuano.
Giustamente segnata da uno sfondo color rosso mattone cupo, “Il Sole24Ore” di alcuni giorni fa ha fatto una prima pagina inquietante. Il titolo, a tutta pagina, diceva “Europa a rischio di recessione tecnica”. I dati sono tutti negativi. Il Pil frena, l’inflazione cresce, l’economia arranca e i posti di lavoro diminuiscono. Tutti fenomeni noti, per chi ogni giorno si occupa di economia. Più in generale, in parole povere, ciò significa che ci sono molti meno soldi in circolazione nelle casse degli Stati e della Ue per fare una serie di spese e di investimenti essenziali, per i servizi pubblici, per le retribuzioni. Recessione come incubo, minaccia, rischio di ulteriori tensioni politiche e sociali.
Verso la........
