Il lessico familiare del terrore
In epoca di guerre che sembrano infinite la riedizione per Einaudi del libro di Amitav Ghosh Catastrofi incendiarie (insieme al più noto La grande Cecità e al romanzo Le linee d’ombra) a più di vent’anni assume un significato particolare che ci fa uscire dall’orizzonte ristretto del nostro Occidente per comprendere che le «circostanze incendiarie» sono state lo sfondo pressoché quotidiano per molti abitanti del pianeta, per Ghosh in particolare sin dall’infanzia. E non è certo motivo di consolazione che le «circostanze incendiarie» di cui si racconta in tanti saggi nel libro (dall’assassinio di Indira Gandhi alla Cambogia ai conflitti India Pakistan) non siano più eccezionali in nessuna parte del mondo. Con una premessa a tutt’oggi vana: e cioè che poche idee siano pericolose quanto la convinzione che ogni mezzo sia consentito in funzione di un fine auspicabile. Vedi attualmente la questione di Gaza o l’attacco israelo-americano all’Iran.
Nel libro però la parte che più mi ha colpito è relativa al suo essere stato testimone, lui stesso, Ghosh, indiano, insieme alla famiglia, ai fatti dell’11 settembre del 2001 e all’abbattimento delle torri gemelle. Quando racconta che nel 1999, poco dopo essersi trasferiti a Brooklyn, lui e la moglie avevano fatto amicizia con Frank e Nicole De Martini, una coppia di architetti la cui vita era strettamente intrecciata proprio con le........
