Il Cammino di San Nilo: passi di acqua e di luce nel Cilento bizantino
Nel cuore antico e rigoglioso del Parco Nazionale del Cilento, scendendo giusto un po’ più a sud-est dal suo centro, c'è un percorso ispirato ai passi d'un monaco nato nel 910. Un uomo che nella sua vita quasi centenaria divenne uno dei padri del monachesimo italo-greco, suggellando in una persona sola il fecondo incontro tra l'esotismo dell’Oriente spirituale e la concretezza tirrenica occidentale. Da quella storia, nel giugno 2019, è nato il primo cammino certificato dalla Regione Campania: centodieci chilometri, otto tappe, tredici borghi che si susseguono dal mare all'entroterra montano per tornare di nuovo al mare, da Sapri a Palinuro. Uno scrigno di acqua e di verde, di eremi e grotte che si disvela a passo lento, custodito dall'Associazione Gazania e da chi, come Settimio Rienzo e Francesco Senatore, ha tessuto per anni una trama di storie ancor prima di renderle sentieri.
Noi lo abbiamo percorso in sei giorni, accorpando le prime quattro tappe in due: anche se il consiglio resta quello di assaporare le otto giornate originali senza fretta, al ritmo pensato da chi le ha così disegnate. E se tra gli amici che sono venuti a camminare con me – ben dodici appassionati di avventure a piedi – c'era chi sentiva la necessità di rientrare prima, nel mentre di quest'avventura mi sono convinta una volta di più che il cammino, per essere tale, merita il tempo che gli è stato attribuito per diritto di nascita.
Ma c'è stata un’altra scelta compiuta invece con lungimiranza, e questa sì che la raccomando "caldamente": viste le temperature delle ultime settimane, abbiamo deciso di partire ogni giorno alle cinque di mattina, prima che il sole si facesse bruciante: il dono per il nostro coraggio levantino si è tradotto in sei magnifiche albe, in arrivi comodi entro l'ora di pranzo, in pomeriggi liberi per riposare ed entrare in contatto rilassato e profondo con il territorio.
Ed ecco tutti i miei "perché" il Cammino di San Nilo è ormai considerato, a ragion veduta, uno dei più spettacolari d'Italia. Cominciamo con il perché di Sapri e Palinuro, alfa e omega splendenti piantate in un mare stupendo, a segnare l'incipit e la chiusa di un percorso che abbraccia e saluta il Golfo di Policastro. Peraltro facilitato da una partenza e un arrivo facilmente raggiungibili dalla linea ferroviaria, e dalle Frecce in particolare.
Tutto questo – avete capito bene –nel piccolo spazio appena d’una regione storica racchiusa nel nostro sud d’Italia, riparata dal turismo di massa, abitata da un parco selvaggio e incontaminato, da una dilagante macchia mediterranea,........
