Permafrost che cede sulle Alpi: la colla “invisibile” e quel rischio sotto le montagne olimpiche
Mentre le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina accendono i riflettori sulle Alpi, la comunità scientifica studia un fenomeno invisibile che ne minaccia la stabilità: la degradazione del permafrost. Quel “cemento naturale” che tiene unite vette e versanti sopra i 2.300 metri sta cedendo per l’aumento delle temperature, mettendo a rischio rifugi, impianti di risalita e intere pareti rocciose.
Proprio il permafrost è l’oggetto del progetto transfrontaliero Frost.ini, che riunisce cinque partner tra Italia e Austria: l’Ogs di Trieste (capofila), la provincia autonoma di Bolzano, l’Eurac Research, il servizio geologico del Salisburghese e la società GeoResearch, con l’obiettivo di monitorare la degradazione e creare linee guida per gestori di impianti e amministrazioni pubbliche.
Nell’estate 2025 mezzo milione di metri cubi di roccia è crollato dalla Cima Falkner nelle Dolomiti di Brenta. «Quando il blocco è venuto giù si è visto il ghiaccio che teneva su tutto», ricorda Antonio Bratus, ricercatore dell’Ogs e........
