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Dal vangelo secondo Petrecca

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20.02.2026

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Nemmeno Papa Ratzinger si dimise con la semplice citazione di un versetto del Vangelo. Ci è riuscito Paolo Petrecca, direttore di Raisport e medaglia d’oro nella Combinata Grossa, ottenuta grazie alla sua performance durante la cerimonia inaugurale dei Giochi Invernali, quando confuse San Siro con l’Olimpico, la figlia di Mattarella con la presidente del Cio e sé stesso con un telecronista.

«In verità, vi dico: uno di voi mi tradirà» ha postato criptico e lapidario sui suoi social, accanto a un quadro raffigurante l’evangelista Matteo. Il riferimento alle parole rivolte agli apostoli durante l’Ultima Cena lascia spazio alle più disparate congetture sull’identità di Giuda, ma non su quella di Gesù: Petrecca medesimo, che dopo una vita passata a saltare tra «Dio Patria e Famiglia» ha finito per identificarsi col primo.

Intendiamoci, un dirigente Rai che si dimette per manifesta inadeguatezza ha tutte le caratteristiche del miracolo. Il problema è che Petrecca non se ne va perché sospetta di avere sbagliato, ma perché è convinto di essere stato tradito, nel senso di non più sufficientemente coperto, protetto e difeso da quel mondo di destra nel cui grembo ha costruito la sua carriera. È la logica di ogni comunità, politica o no, dove i vincoli di fedeltà e appartenenza prevalgono a tal punto sui meriti che chi ne fa parte finisce per convincersi che i meriti non contano, anzi non esistono. A differenza dei traditori. 

20 febbraio 2026, 06:34 - modifica il 20 febbraio 2026 | 06:35

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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