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Così Andreotti fece risorgere il cinema italiano dopo l'oscurantismo del fascismo (ma litigò con la moglie)

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20.12.2025

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Negli anni '50, in qualità di Sottosegretario con delega al cinema, ebbe il compito di ricostruire l’industria cinematografica. Un compito che portava avanti con pragmatismo, ma che gli fece guadagnare qualche accusa di bigottismo. E un pizzicotto da parte della moglie

Giovanni Ponti, Anna Magnani e Giulio Andreotti alla Mostra del cinema di Venezia del 1947

Nei rotocalchi degli Anni Cinquanta del secolo scorso ci sono foto ingiallite di un Giulio Andreotti giovane, meno curvo, ma sempre in doppiopetto, magari in smoking bianco, che cammina sottobraccio a qualche celebrità femminile del tempo, o conversa con registi e produttori cinematografici al Lido di Venezia o a Cinecittà. La sua non era una concessione alla mondanità; almeno, non solo. Per Andreotti, sottosegretario di Alcide De Gasperi anche al cinema e allo sport, era lavoro. Aveva il compito di ricostruire l’industria cinematografica dopo l’oscurantismo culturale del fascismo. E conciliare il primato culturale nascente della sinistra, ma anche il consumismo delle industrie americane, con la sessuofobia di ampi settori del mondo cattolico e del Vaticano.

E così, nel 1947 si presentò da numero due del governo ai capannoni di Cinecittà, nella periferia sud-est di Roma, allora occupati da sfollati della guerra, e stabilì........

© Corriere della Sera