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Matteo Renzi: «Ho capito che avevo perso il referendum la domenica mattina, in coda per votare. Volevo trasferirmi negli Stati Uniti: avevo ottime offerte, ho sbagliato a non farlo»

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05.01.2026

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Dieci anni fa la caduta del governo dell'ex sindaco di Firenze

12/12/2016 - 12/12/2026: 10 anni dalla caduta del governo Renzi. Nella foto, La conferenza stampa durante la quale annunciò le dimissioni: era il 4 dicembre 2016. A destra la moglie
Agnese Landini, che aveva voluto accanto

Matteo Renzi quanto tempo prima del voto ha capito di aver perso il referendum del 2016?
«I sondaggi erano positivi fino a giugno. Poi il patatrac: la Brexit, i risultati delle comunali con le vittorie grilline e infine Trump. Io ci ho creduto fino alla fine. Quando però la domenica mattina mi sono messo in fila per votare e ho visto la coda ho capito che era finita: la gente non votava per la Costituzione ma contro il governo. E infatti mentre andavamo alla messa ho detto ad Agnese: abbiamo perso. Abbiamo lasciato i ragazzi con i nonni e siamo arrivati a Palazzo Chigi all’ora di pranzo per gestire la sconfitta».

Si è mai pentito di aver legato le sorti del suo governo al referendum?
«Non sono stato io a personalizzare le riforme: era il mio governo che era nato per quello. L’unico errore che mi rimprovero è stato non dimettermi il giorno prima del referendum, come avevo pensato. Così sarebbe stato chiaro che riforma e governo avevano due vite diverse. Ma in realtà come dimostra la stessa vicenda britannica quando un governo perde un referendum così importante è ovvio che va a casa: Cameron aveva spergiurato fino al giorno prima che sarebbe rimasto premier anche in caso di vittoria della Brexit. Due ore dopo aver perso gli avevano già intimato lo sfratto».


Disse che si sarebbe dimesso se la riforma non fosse passata nel corso di una conferenza stampa di fine anno.
«Lo avevamo già detto anche in Parlamento. Quel governo aveva cominciato nel momento della crisi più nera. Oggi abbiamo resettato ma allora la situazione era grave. Ricordo che nella prima telefonata Obama mi disse: occhio che fate la fine della Grecia. Feci partire tantissime riforme come Industria 4.0, il JobsAct, le Unioni Civili, l’IMU prima casa, l’IRAP costo del lavoro, gli 80€, il terzo settore e il dopo di noi, lo SPID, l’investimento in cultura. Fu come uno tsunami di cambiamenti. L’Italia politica fino ad allora era il Paese più gerontocratico dell’occidente e all’improvviso un gruppo di quarantenni, per metà donne, cominciò una rivoluzione. Nel bene e nel male è........

© Corriere della Sera