Ipocrisia e diritto dei forti
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Il lupo disse allâagnello «mi sporchi lâacqua», preparandosi a sbranarlo. E qui, nella nostra favola ideale, entrerebbe in scena il diritto internazionale. Di fronte a pandette e codicilli la belva si ritrae intimidita e tutti vivono felici e contenti. Ma è mai andata così? Stephen Miller, il vicecapo dello staff di Donald Trump, sostiene che «viviamo in un mondo governato dal potere e dalla forza, è una ferrea legge fin dallâalba dei tempi». Per lui, come ha spiegato Massimo Gaggi su queste colonne, i trattati che garantiscono la sovranità e lâindipendenza degli Stati diventano «sottigliezze buoniste».
Si sa, Miller è un cuore di pietra: nel 2017 arrivò a separare i bambini dai genitori migranti illegali ingabbiandoli al confine col Messico. E, anche per banali dinamiche di servilismo, lâaggressività degli uomini della Casa Bianca travalica non di rado quella del loro capo. Il quale si limita a spiegare di non avere «bisogno» di questo oggetto misterioso: il diritto internazionale. Una postura rozza, è vero: tanto più insopportabile alla luce delle rivendicazioni «imperiali» sulla Groenlandia.
Ma è altrettanto vero che le democrazie liberali, o ciò che resta di loro, hanno intonato in questo tumultuoso inizio anno una litania alquanto ipocrita per il funerale della legalità globale: come se questa fosse davvero........
