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Ecco come Xi Jinping vede le ultime azioni di Trump. E cosa può insegnare la Cina all'Europa

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11.01.2026

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Scrivo questa newsletter da San Diego, California, dove si trova la più grande base militare Usa di tutta la West Coast, proiettata sul Pacifico. Questa città ospita anche una notevole concentrazione di analisti ed esperti di geopolitica, strategia, geoeconomia. 

Uno dei più autorevoli l’ho incontrato e intervistato per voi. È un cittadino britannico di origine cinese, residente negli Stati Uniti da molti anni. Tai Ming Cheung è il direttore dell’Institute on Global Conflict and Cooperation presso la University of California-San Diego, nonché docente presso la School of Global Policy and Strategy della stessa università. 

È autore di molti saggi fra cui uno particolarmente illuminante, che definisce la Cina come un «Techno-Security State», cioè uno Stato fondato sull’integrazione spinta fra padronanza della tecnologia avanzata, apparati di controllo interno, e sicurezza nazionale. Un concetto che lui approfondisce in modo originale, e sul quale tornerò. Vi riporto qui alcuni estratti dell’intervista che gli ho fatto a San Diego giovedì 8 gennaio. 

Partiamo dall’attualità più recente, in particolare il Venezuela, per allargare la visuale ai rapporti Usa-Cina e concludere con alcune lezioni sull’Europa. Più in fondo aggiungo qualche informazione sui lavori recenti del professor Tai Ming Cheung. Le mie domande le metto in stampatello, servono anche come titoli dei temi che affrontiamo. 

Arresto di Maduro. Avances sulla Groenlandia. Secondo una tesi diffusa in Europa l'egemonismo di Trump nell'emisfero occidentale incoraggia le mire della Cina su Taiwan, accelera l'evoluzione del mondo verso «sfere di influenza», quindi consegna l'Asia alla Cina. Lei condivide questa analisi? Soprattutto, la condividono i vertici cinesi? 
«Il dibattito a Pechino è in pieno svolgimento. Si distinguono due approcci. Il primo è favorevole alla logica delle “sfere d’influenza”. Il secondo, che sembra corrispondere al pensiero di Xi, è molto più cauto: non pensa che gli eventi in Venezuela (e possibilmente futuri sviluppi in Groenlandia o a Cuba) segnino un ritorno a logiche del XIX o del XX secolo. Le voci di cautela vengono anche dall’Esercito Popolare di Liberazione (le forze armate cinesi). Dicono: siamo ancora inferiori all’America, sul piano militare. Non abbiamo fiducia di poter invadere Taiwan con successo. Di conseguenza, Taiwan non è il Venezuela. Per capire come si colloca Xi bisogna situare questi eventi nel contesto del suo pensiero strategico. Gli eventi in Venezuela confermano l’importanza di rafforzare la potenza militare. Non si tratta solo delle forze armate. Xi punta a militarizzare l’economia cinese, in vista di possibili guerre di logoramento e di lunga durata. Si tratta quindi di costruire capacità complessive di reggere la prova del combattimento. Trump, visto da Xi, sta normalizzando l’uso dello strumento militare, ne fa uno dei tanti attrezzi dell’azione geopolitica. Su questo piano la Cina finora è stata prudente. Avrebbe potuto usare l’esercito nel 2019 per schiacciare le rivolte di Hong Kong. In effetti a quell’epoca ci fu uno schieramento di reparti militari, che però rimasero nella vicina città di Shenzhen (mentre la repressione delle proteste fu delegata alla polizia di Hong Kong, sia pure con aiuti e interventi dalle forze di sicurezza cinesi, ndr). La militarizzazione complessiva della Cina avanza sotto Xi, ma l’uso effettivo della forza militare incontra difficoltà e riserve. Il Venezuela potrebbe convincere Xi a diventare più audace solo se prevalesse l’interpretazione che l’America si concentra solo sull’emisfero occidentale. Ma non è quello che sta scritto nel recente documento sulla strategia di sicurezza nazionale pubblicato dalla Casa Bianca (NSS). Quel documento segna un allontanamento degli Stati Uniti dall’Unione europea, ma non dall’Indo-Pacifico. L’America vuole rimanere un attore molto rilevante in Asia, vuole conservare in quel teatro almeno una capacità deterrente. Mentre afferma un ritorno di Dottrina Monroe nelle Americhe, intende invece far rispettare “l’ordine basato sulle regole” nell’Indo-Pacifico. Questo complica i........

© Corriere della Sera