Sal Da Vinci e Stefano De Martino, un successo bipartisan
Fenomenologia dei due personaggi del giorno, uniti nella fama come figure rassicuranti e popolari. Il loro segreto è di allargare le mani al popolo e far gruppo. Una lezione anche per la politica
Il conduttore (e direttore del Festival 2027 con il vincitore del Festival 2026
Il successo di Sal Da Vinci al Festival e la designazione di Stefano De Martino come nuovo conduttore e direttore artistico della kermesse sanremese uniscono e dividono, a prescindere dalla provenienza politica degli adulatori o dei detrattori di turno.
Era tutto già previsto. Sta di fatto che, democristianamente, entrambi incarnano delle figure rassicuranti e popolari, bipartisan. Dal basso e dall’alto, a destra e a sinistra, con buona pace degli haters da tastiera che anche al Sud si sono schierati contro due personaggi reali, sdoganati (se così si può dire) nei salotti come nei bassi. Dietro la loro fama, acquisita ancor di più attraverso gli eventi degli ultimi giorni, c’è un progetto chiaro e costruito per entrambi e soprattutto la voglia di farsi comprendere da tutti, semplicemente, di allargare le braccia e le mani verso la gente protendendosi al pubblico e non cercando escamotage linguistici per sembrare ciò che non viene chiesto a loro, di essere non più veri come sono, ma chic, distaccati, irraggiungibili per coloro che nella propria testa immaginano share e audience surreali, senza numeri di riferimento. Falsi come quelli che cantano a squarciagola «Per sempre sì» in bagno, per non farsi vedere, magari accennando al balletto «Davinciano» davanti allo specchio o sotto la doccia. O come quelli che dicono di non vedere «i pacchi» in tv e che invece poi ogni sera si abbandonano al tifo per la vittoria di «un rosso».
Per questo Da Vinci e De Martino meriterebbero di salire «in cattedra alle Frattocchie» per insegnare di nuovo a una certa sinistra radical chic e snob, fuori dalla realtà, come si faccia a stare tra la gente, a entrare nel cuore e nella pancia del popolo. Ma i due «eroi» del palco e della tv meriterebbero anche di ergersi a maestri di vita per una certa destra individualista sul come si possa e si debba lavorare in gruppo per raccogliere successi di lunga prospettiva. Al gruppo guarda infatti il nuovo conduttore (e direttore) del prossimo Festival, fedele ai suoi tanti compagni di viaggio, da Francesco Paolantoni a Peppe Iodice e Giovanni Esposito. E al gruppo guarda da sempre il cantante (e showman) vincitore dell’ultimo Festival, legato indissolubilmente alla famiglia (il figlio Francesco, per esempio, è uno degli autori della sua canzonissima «Per sempre sì», dedicata alla moglie Paola).
Ricordiamo che tutti gli artisti napoletani, quando hanno voluto viaggiare insieme, hanno mietuto successi nazionali, duraturi. Si pensi alla combriccola di «Made in Sud», partita da un piccolo cabaret e arrivata alla prima serata in Rai, che con una dose di semplicità in più rispetto alla regola televisiva, sconfisse i più accorsati format comici nordici. Una trasmissione al tempo molto seguita con i due «eroi» di questi giorni che incrociarono i loro destini ritrovandosi insieme nel 2020, l’uno come ospite canoro fisso e l’altro come conduttore. O si pensi, volando in alto, verso il passato remoto, al Napule’s Power e a tutto il gruppo che ruotava attorno a Pino Daniele, unitissimo, ma capace proprio per questo di produrre successi anche indipendenti come quelli «sanremesi» di Tullio De Piscopo o Tony Esposito, celebrati proprio quest’anno. Il segreto di Sal e Stefano (con il dovuto distinguo anagrafico comprensivo di gavetta più lunga per il primo) è quindi quello di guardare alla gente, a cui dedicare il proprio lavoro. E farlo in compagnia di amici e parenti condividendone i giusti frutti della fama.
Di altri segreti, per nulla segreti, anzi pubblici, sulla fenomenologia del successo di entrambi ce n’è a bizzeffe. A partire dal talento, incontrovertibile, che li accomuna nei loro rispettivi lavori. Per finire a una non comune dose di umanità che li vede presenti in varie iniziative sociali, in difesa dei più deboli. E questo la gente, il popolo a cui si rivolgono, lo percepisce, lo sa. Entrambi hanno carisma, empatia, spontaneità, passione. E, last but not least, sanno stare sul palco, ma anche comunicare (e correttamente) sui social, da Instagram a TikTok. Anche questa potrebbe essere una lezione alla politica, di sinistra o destra che sia. Le istituzioni sono già pronte ad adottarli se il sindaco Gaetano Manfredi li saluta per primo spendendo parole d’ammirazione per Da Vinci («ho visto un uomo dai valori veri, la sua vittoria è il riconoscimento di un percorso di arte, identità e amore per le proprie radici, hai fatto emozionare milioni di persone») e per De Martino («e siamo poi orgogliosi del nostro prossimo conduttore del Festival»). O forse lo hanno già fatto, «democristianamente», adottando idealmente anche gli altri vincitori del «sistema Napoli» a Sanremo, da Samurai Jay e Luchè a Lda, Aka 7even e il maestro Adriano Pennino - che saranno festeggiati al Comune la settimana prossima -, da Alessandro Siani a Vincenzo De Lucia passando per la crew The Jackal, che sulla Rai manderà gli italiani da «Stasera a letto presto».
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