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Epatite A in Campania, boom di casi e decine di contagiati. Al Cotugno pazienti in barella

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19.03.2026

L'ospedale per le malattie infettive di Napoli «respinge» altri ricoveri. In crisi anche i presidi di Pozzuoli, Frattamaggiore e Aversa. L'Istituto Zooprofilattico: a infettare sono i molluschi crudi, virus nel mare flegreo e a Castellammare

I posti letto deputati ad ospitare questa tipologia di pazienti si sono esauriti ed è stato necessario allestire un certo numero di barelle in pronto soccorso. Di più: la direzione del Cotugno ha dovuto opporre un garbato «stop» alla richiesta di altri ricoveri provenienti dall’intera regione con il risultato che, da qualche giorno, altre strutture ospedaliere a partire dall'immediato circondario di Napoli, dal quartiere periferico di Ponticelli a Pozzuoli e fino ad Aversa, hanno quasi intere corsie dedicate all’emergenza.Se non si può ancora parlare di vera e propria epidemia per l’improvvisa e massiccia recrudescenza di casi di epatite A in Campania, poco ci manca. 

Ne è dimostrazione il momento delicato che vive in questi giorni l’ospedale per le malattie infettive di Napoli, riferimento regionale per questo tipo di problemi: a ieri sera le persone ricoverate con i sintomi propri di questa infezione acuta di natura alimentare, che è anche molto contagiosa, erano oltre 40 solo in corsia; nel pronto soccorso del presidio afferente all’Azienda dei Colli ve ne erano un’altra dozzina, sistemate su barelle.«Una immagine che per certi aspetti ci ha ricordato il periodo del Covid», si è lasciata sfuggire davanti a questi numeri Novella Carannante, infettivologa d’emergenza del Cotugno. 

Va detto subito che la situazione dei degenti, monitorata giorno e notte, è piuttosto buona in generale. Solo ieri è stato disposto il trasferimento di un uomo di 46 anni al Cardarelli per un netto peggioramento del quadro clinico a causa di una «insufficienza epatica severa»: il paziente, che è attualmente in prognosi riservata, è stato subito inserito nella lista di coloro in attesa di trapianto di fegato. Da quando il Cotugno ha cominciato a fronteggiare quest’ultima crisi, ovvero da un paio di settimane, il numero di ricoveri è però aumentato progressivamente. L’età media delle persone ricoverate si aggira attorno ai 45 anni. 

Risultano coinvolti nell’emergenza ricoveri per epatite A nella sola provincia di Napoli, in maniera più significativa, anche l’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, con una decina di ricoverati, quello di Frattamaggiore (si parla dello stesso numero), Villa Betania nella zona orientale di Napoli e, solo per restare alle vicende più vicine al capoluogo, l’ospedale Moscati di Aversa, a dimostrazione che il fenomeno dei contagi è piuttosto diffuso in regione. «Oltre il 50 per cento delle persone passate per il nostro pronto soccorso e poi ricoverate per i sintomi da noi riscontrati - ha spiegato ancora l’infettivologa Carannante - hanno detto di aver consumato frutti di mare, molluschi. La restante parte delle persone da noi “intervistate” ha ammesso di aver mangiato pesce crudo o di essersi contaminata perché entrata a contatto con persone che inconsapevolmente erano già portatrici del virus». 

I frutti di mare, dunque, prima causa di questa nuova ondata di infezioni. E non è un caso che l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno di Portici, al lavoro già da giorni sotto il profilo delle indagini — e sollecitato subito dal Cotugno di Napoli — abbia individuato proprio nei molluschi l’origine di questa ondata virale. I ricercatori dell’Istituto diretto da Giuseppe Iovane sono andati anche oltre, analizzando campioni d’acqua del golfo di Napoli. Il virus dell’epatite è stato così riscontrato, in particolare, nelle acque che bagnano Pozzuoli e la zona flegrea, da un lato, e in quelle di Castellammare di Stabia, dall’altro. È possibile, e l’ipotesi filtra dagli stessi ricercatori, che le acque siano rimaste contaminate anche a causa delle abbondanti piogge delle ultime settimane, che hanno riversato in maniera più copiosa liquami provenienti da fogne e acque reflue in generale in mare, e che gli stessi molluschi finiti nelle pescherie e poi sulle tavole di tante famiglie, generalmente provenienti da fuori regione e tenuti in mare o soltanto bagnati prima della vendita da acque infettate, siano alla base di quest’ultima emergenza. 

«Quel che possiamo raccomandare alla popolazione è, anzitutto, la vaccinazione per prevenire l’epatite A, dai più piccoli alle persone adulte; e, in subordine, di non mangiare frutti di mare o anche solo frutti di bosco e verdura se non sottoposti dapprima a cottura», ha concluso la dottoressa Carannante.

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