La napoletanità elegante di Peppino di Capri non cede al folklore e al populismo
Nessuno ha mai dubitato del suo essere profondamente napoletano
Un giovane Peppino di Capri
La “terra mia” di Peppino di Capri era l’isola che gli ha dato il nome: dove è nato e dove è tornato per sempre. Non era la Napoli dei vicoli, viscerale e “nera a metà” di Pino Daniele. Né quella operaia, periferica e ugualmente ribelle dei Bennato. Eppure nessuno ha mai dubitato del suo essere profondamente napoletano. Lo era come lo sono stati tutti i migliori: senza mai indulgere al folklore, né a quello oleografico e populista, né a quello cupo e tragico. La leggerezza del twist: rimarrà questa, probabilmente, la sua cifra dominante. E pazienza se ne ha dedicato uno anche a St.Tropez. Delle mille possibili sfumature della napoletanità, quella di Peppino di Capri era forse la più discreta, la più garbata. Gentile era anche la napoletanità di Troisi o di Murolo. Ma, a differenza della prima, quella di Peppino non aveva il risvolto paradossale e disarmante; così come non possedeva la sonorità trascinante e insieme sofisticata di Carosone.
Della........
