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Napoli, il boom di epatite A e la zuppa del Giovedì santo: «Noi la serviremo ai clienti, le cozze sono sterilizzate»

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02.04.2026

‘A figlia d’’o Marenaro di via Foria: «Sicurezza al primo posto, potete fidarvi»

A Napoli il suo locale si identifica con la zuppa di cozze. Che, proprio grazie alla «Figlia d’ ‘o Marenaro» in via Foria, si è spinta ben oltre il ruolo di piatto rituale del Giovedì Santo. Assunta Pacifico, la titolare, ha lavorato sodo per affermarsi. Ed ora è proprio lei, in piena controtendenza, a sponsorizzarla nel giorno comandato. Un modo per esorcizzare la psicosi da mitili, esplosa con il moltiplicarsi dei casi di epatite A registrato nelle ultime settimane. Del resto, anche le ordinanze emanate dai comuni per prevenire l’ulteriore diffusione della malattia parlano chiaro: le cozze non vanno consumate crude, ma cotte sì, a patto che siano state portate a una temperatura maggiore di 60-80 gradi per 4-5 minuti. Una precauzione seguita alla lettera alla «Figlia d’ ‘o Marenaro. Pacifico insiste proprio sulla sicurezza. «In questo momento in cui ancora ci sono preoccupazioni riguardo alla sicurezza alimentare — afferma la ristoratrice — noi possiamo solo dire che la nostra zuppa di cozze è sicura. La fiducia dei nostri clienti è, ed è sempre stata la mia priorità assoluta e il fondamento su cui abbiamo costruito A Figlia d’’o Marenaro».

Oggi dunque nel locale di via Foria non mancherà la specialità tradizionale. Per rassicurare gli appassionati della specialità Pacifico aggiunge: «Voglio solo ricordare che le nostre cozze sono cotte in acqua bollente, secondo la tradizione e le normative igienico-sanitarie più stringenti. Questo processo assicura una completa sterilizzazione e l’eliminazione di qualsiasi potenziale rischio, rendendole perfettamente sicure per il consumo. Ogni ingrediente che compone la nostra zuppa è selezionato con la massima cura e attenzione alla qualità. Inoltre, ci assicuriamo che ogni componente della zuppa sia totalmente cotto, garantendo non solo un gusto superiore ma anche la massima sicurezza alimentare».

La specialità vanta più di due secoli di storia. La sua creazione si fa comunemente risalire alla seconda metà del Settecento. Sarebbe stato proprio il re Ferdinando I, il re Nasone, per tenere in conto il consiglio di un sacerdote, padre Gregorio Maria Rocco, che gli aveva suggerito di mangiare di magro durante la Quaresima, a chiedere ai suoi cuochi di prepararla. In realtà, la zuppa di cozze è da secoli diffusa tra il popolino. Veniva preparata per strada a partire dalla primavera. Il suo luogo di elezione è la zona compresa tra Porta Capuana, dove si serviva anche il mitico brodo di polpo, e via Foria. Oggi, se ne prepara una versione più ricca che prevede l’impiego di altri ingredienti. Tra questi i tentacoli del polpo, le maruzzelle, i cannolicchi di sabbia, i fasolari. E tanto per aggiungere u n tocco più prezioso, qualche gambero e addirittura qualche scampo. Il tutto viene adagiato su una fresella o un biscotto di grano. E condita con l’immancabile olio santo aromatizzato con i peperoncini, volgarmente chiamato ‘o rruss. «Non scenderemo mai a compromessi — conclude Pacifico — sulla qualità e sulla sicurezza. Aspetto dunque i miei ospiti oggi e nei giorni a seguire per assaggiare la nostra autentica zuppa e le altre specialità con la tranquillità che meritano».

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2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 09:29)

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