Morte di Domenico, Oppido: «Due giorni dopo l’intervento il cuore aveva dato piccoli segnali e speravamo che ripartisse»
La difesa del cardiochirurgo ascoltato in Procura. Nuovo accesso agli atti, acquisite altri 20 cartelle Cec ma resta ancora incerta l’ora dell’espianto
«Due giorni dopo il trapianto, il cuore aveva dato dei piccoli segnali e avevamo sperato che ripartisse».È uno dei dettagli illustrati dal cardiochirurgo Guido Oppido nel corso del suo interrogatorio preventivo dinanzi al gip Mariano Sorrentino, che ha ascoltato la sua versione dei fatti prima di decidere se applicare, o meno, la misura interdittiva della sospensione temporanea dalla professione medica richiesta dalla Procura di Napoli (procuratore aggiunto Antonio Ricci, sostituto Giuseppe Tittaferrante) nell'ambito delle indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo all'ospedale Monaldi di Napoli.La decisione arriverà nei prossimi giorni.
Oppido ha riscritto le fasi che hanno portato all’espianto del cuore nativo malato del piccolo nel pomeriggio del 23 dicembre scorso nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi, basandosi su quanto riportato in cartella clinica.«Io ho effettuato il clampaggio dell’aorta quando il contenitore isotermico con il nuovo cuore era già arrivato in sala operatoria» ha ribadito Oppido. Il flusso circolatorio, dunque, non è stato interrotto alle 14,18, come riportato nella cartella CEC (circolazione extracorporea), ma in fase successiva, dopo le 14,26, quando una foto agli atti del procedimento cristallizza la presenza del box-frigo con il cuore proveniente da Bolzano su una sedia della sala operatoria.Alle 14,34, poi, un video ritrae il cuore ancora pulsante appena espiantato al piccolo Domenico, il che sposta il clampaggio almeno alle 14,29 perché il cuore — secondo evidenze scientifiche — non può mantenere attività pulsatile per più di 3-5 minuti. Purtroppo, solo dopo sarebbe avvenuta la verifica del nuovo cuore «che da prassi spetta all’équipe che ha effettuato l’espianto», cioè alla collega Gabriella Farina.
«Una volta scoperto che il cuore era parzialmente congelato, non c’era altra scelta che provare il trapianto e sperare che ripartisse», è la versione di Oppido, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge e si è affidato a due consulenti tecnici: si tratta dei professori Gaetano Gargiulo (Policlinico Sant’Orsola di Bologna) e Adriano Carotti (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma), tra i migliori cardiochirurghi pediatrici in Europa.I fatti sono stati analizzati dai due esperti. «Il nostro obiettivo — ha spiegato l’avvocato Manes — è poter offrire al giudice una ricostruzione fattuale diversa, che accredita ciò che il dottor Oppido ha sempre sostenuto, ancorata a evidenze tecniche e scientifiche».
Nell’ambito delle indagini difensive, è stato eseguito anche un accesso agli atti e sono state acquisite altre 20 cartelle CEC redatte dalla stessa perfusionista e solo in quella del 23 dicembre sono riportati due valori della pressione — diastolica e sistolica — dopo il clampaggio. Un’anomalia che potrebbe rivelare un errore in quella cartella, che avrebbe dovuto riportare un solo valore pressorio. Tutto ciò, sposta l’espianto del cuore qualche minuto più avanti e, dunque, come affermato da Oppido «dopo l’arrivo del box-frigo in sala operatoria».
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Partecipa alla discussione
