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La tassa di soggiorno al Sud, quel tesoretto «tappabuchi»: Napoli quinta nella top ten, Sorrento seconda tra le località balneari

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15.06.2026

Introdotta di recente in Campania anche ad Avellino e ad Acerra serve a ripianare disavanzi di bilancio e a riparare strade sconnesse. Nel capoluogo di regione nel 2024 le risorse appostate su sette diverse voci

Il turismo al Sud «tappa i buchi». Per ogni meta, che sia un città d’arte, una località balneare, i turisti da una parte rappresentano fonte di ricchezza per le attività private e dall’altra un costo significativo per gli enti locali in termini di servizi. Servizi che i comuni dovrebbero pagare grazie agli introiti dell’imposta di soggiorno, quella che il visitatore sborsa per ogni notte trascorsa in una struttura ricettiva. Nel 2011 i comuni ad imporla erano 13, oggi sono 1.500 con tariffe che variano per ogni località e che a livello nazionale fanno registrare il record di incassi: un miliardo e 150 milioni di euro. 

Un tesoretto che però, in molti casi, scompare nei buchi di bilancio dei comuni, soprattutto al Sud. D’altronde ogni ente locale ha il suo sistema di imposizione, di recupero e di spesa. Nella top 10 delle città d’arte italiane per incassi sulla tassa di soggiorno, infatti, solo due sono meridionali: Napoli, quinta con 23,5........

© Corriere del Mezzogiorno