Antonio Conte e le sirene della Nazionale
Le voci insistenti (e premature) sul nuovo Ct e la posizione di Adl che prenderebbe due piccioni con una fava. Ma attenti, tutto ciò può distrarre dal campionato
Sera di pasquetta, sera di potenziali commissari tecnici, Conte e Allegri, Napoli e Milan, due dei nomi girati nella sarabanda di nuovi organigrammi circolati dopo la sventurata sera di Zenica. Ma che si fa così? Siamo furibondi per questa scossa di terremoto. I milanisti difendano il loro uomo, noi ci preoccupiamo del nostro. E urliamo il nostro «giù le mani da Antonio!».Queste voci sono pessime. Anche se, figuriamoci, «Andonio» è solido, non si farà destabilizzare, ma lunedì sera ci potrebbe essere l’avvicendamento al secondo posto e forse al ruolo di inseguitrice dell’Inter. In ogni caso non è il caso di far brutte figure. Che poi, chi è che tira fuori queste chiacchiere e soprattutto perché? La Federcalcio, a tutto giovedì sera, è senza governo e presidente, appare come pura follia parlare di guida tecnica. Ma non vorremmo che…
Non vorremmo che questa mosca del «Per il dopo Gattuso non si esclude un allenatore sotto contratto» fosse la trappola per ingolosire gli uccelli interessati, quelli che di insetti si nutrono. Insomma mettiamo in giro la voce e vediamo chi si candida, chi abbocca al primo giro. Hanno tirato fuori addirittura una confidenza che Conte avrebbe fatto sul suo desiderio di tornare sulla panchina più vituperata del nostro calcio. Lui ci si è già seduto e tutti ricordiamo le nozze con i fichi secchi, di una nazionale con i Pellé, i Giaccherini e gli Zaza che lasciò l’Europeo, indovinate un po’, ai rigori.
Oggi la squadra nazionale è nella condizione ideale per essere una prescelta da Conte: è distrutta, svilita e avvilita, ridono tutti alle nostre spalle. Non si può che migliorare. Se i simboli contano, Antonio Conte è il primo nome che viene alle labbra di chiunque. Già, ripetiamo, ma chi partecipa all’identificazione del nuovo ct? E De Laurentiis, che si sbraccia perche alla Federcalcio vada Malagò, non è che vorrà sbolognare il costoso Antonio, col suo costoso staff, per essere il king maker dell’ex presidente Coni e anche quello del nuovo tecnico? Di idee di riforma il presidente del Napoli ne ha già manifestate molte e serie, non inedite, ma in questo momento più che legittime. Con una simile operazione Aurelio Nostro prenderebbe i classici due piccioni, nel caso volesse liberarsi del modello super dispendioso di Antonio - che è la vera questione non ancora sciolta nel Napoli - e andare a un serio ridimensionamento delle spese ripristinando almeno in parte il modello virtuoso pre-Conte. Già ma poi chi viene ad allenare il Napoli, quale modello tecnico ed economico sarà adottato? Ma fermiamoci qui, già arrivando a questo punto abbiamo esagerato.
Per placare la nostra ansia non si dovrà aspettare molto. Hanno tutti fretta, a partire dal governo, sceso in campo col ministro Abodi e bisognoso di buona immagine. E non si può aspettare giugno per sapere chi guiderà la nazionale, anche se da qui a fine agosto non ci sarà altro che qualche amichevole ai primi di giugno nel quale ai nostri potrebbe toccare il compito di fare da sparring partner a una qualificata. Quindi il nome, anche quello del ct arriverà presto. E questo, sul piano della logica, dovrebbe escludere sia Conte che Allegri. Ma c’è qualcuno disposto a credere che nel nostro calcio non sia possibile rivedere impegni, contratti e promesse?
Torniamo alle preoccupazioni. Se accadesse quello che si è appena detto, con quale cuore verrebbero giocate le successive sette partite, non contando il match di pasquetta? A questo punto l’interesse per il campionato in corso si affievolirebbe non solo fra i tifosi ma anche fra i giocatori che saprebbero della prossima partenza del tecnico. Il Napoli non fa conferenze pre partita, peccato, sarebbe proprio il momento che qualcuno aprisse il microfono e dicesse a tutti noi che ne parliamo: «Posate il fiasco, l’allenatore del Napoli nella prossima stagione si chiama Antonio Conte». Torneremmo astemi.
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