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Il rock delle leggende: i teatri rilanciano i grandi classici

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09.03.2026

La tendenza è che il rock classico trova nei teatri una nuova casa e non è solo nostalgia perché, come dicevano i Beatles, «alla fine l’amore che ricevi è uguale a quello che dai»: le grandi tribute band in tour con show memorabili

Il rock – inteso nel senso più ampio del termine - cambia pelle e trova nei teatri una nuova casa. Mentre i suoi protagonisti storici escono di scena, crescono le tribute band capaci di riportare dal vivo, con rigore e passione, i repertori che hanno segnato un’epoca. Non è solo nostalgia: è la trasformazione di un linguaggio generazionale in patrimonio condiviso da pubblici sempre più giovani e trasversali. E così le canzoni che hanno segnato un’epoca tornano a vibrare dal vivo, affidate a musicisti che ne custodiscono in maniera a volte maniacale suono, strumenti, partiture, spirito. È il fenomeno, sempre più evidente, delle tribute band. Non semplici imitatori, ma ensemble preparatissimi che ricostruiscono repertori complessi con rigore accademico.

 Se per la musica classica è normale ascoltare oggi Beethoven o Mahler eseguiti da orchestre nate secoli dopo, e se il jazz continua a rileggere Parker o Coltrane, qualcosa di simile accade ormai anche al rock. 

Le opere dei Beatles, dei Pink Floyd, dei Genesis, dei Dire Straits entrano stabilmente in un repertorio che prescinde dalla presenza fisica dei suoi creatori. Non è nostalgia, ma la presa d’atto che quel patrimonio sonoro appartiene ormai alla storia culturale collettiva. 

«Alla fine l’amore che ricevi è uguale all’amore che dai», cantavano i Beatles. Oggi quell’amore si misura nella capacità di trasmettere a chi non c’era - ai più giovani, soprattutto - l’esperienza di un concerto che non potranno più vedere nella sua forma originaria. Napoli, da sempre città musicale, è uno dei laboratori più vivaci di questa tendenza. L’altra sera il Teatro Acacia (via Tarantino, 10) ha ospitato «Prog Legends – Il Grande Spettacolo Progressive Rock», un viaggio nella teatralità e nella complessità tecnica di giganti come Yes, Emerson Lake & Palmer, King Crimson, Jethro Tull, Rush e PFM. Lo stesso teatro accoglierà, il 27 marzo, «Soul Legacy», celebrazione della grande stagione soul e R&B con brani di Aretha Franklin, James Brown, Tina Turner, Marvin Gaye, Stevie Wonder e Otis Redding. Anche qui il meccanismo è lo stesso: repertori monumentali affidati a interpreti capaci di rispettarne groove e potenza emotiva. Il 22 aprile sarà la volta di «Sir El Tom», considerato il tribute show numero uno al mondo dedicato a Elton John. Un progetto che ha calcato palcoscenici prestigiosi, dalla Carnegie Hall all’Adelphi Theatre fino al Tivoli Theatre, e che rivendica un rapporto diretto con l’entourage del baronetto del pop, a testimonianza di come il confine tra omaggio e riconoscimento ufficiale si faccia sempre più sottile. 

Il 25 aprile l’Acacia ospiterà anche i Dire Straits Reload, guidati dal chitarrista e cantante Andrea Cervetto, impegnati a ricreare con precisione il tocco inconfondibile di Mark Knopfler. Brani come “Sultans of Swing”, “Romeo and Juliet”, “Money for Nothing”, “Brothers in Arms” e “Telegraph Road” tornano così a vivere in una dimensione live. Il Teatro Cortese (viale del Capricorno 4) ha proposto a inizio mese i The Bricks, formazione dedicata ai Pink Floyd, e il 3 aprile ha organizzato una serata in onore degli Emerson, Lake & Palmer con protagonisti Brunello Canessa, Sep Sarno ed Elio Positano. Entrambi i live sono organizzati da Paolo Spadea e Sergio Casamassima. 

Il rock, insomma, ha superato la prova del tempo, diventando repertorio, come accaduto alla classica e al jazz, senza perdere forza comunicativa. Le tribute band non sostituiscono i miti: ne custodiscono l’eredità e la rendono accessibile a chi non li ha mai visti dal vivo.                                                                                  

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