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La grande «ammuina» nella piazza

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19.04.2026

Comprensibile l’attesa finché si temeva per la sicurezza degli ostaggi. Ma tra la loro liberazione e l’irruzione nella banca sono passate più di due ore

Confesso che ho tirato quasi un sospiro di sollievo leggendo ciò che lo speleologo Gianluca Minin ha raccontato alla nostra Anna Paola Merone, dopo essersi calato nel sottosuolo della banca rapinata al Vomero. La banda in stile «Casa di carta» che ha svuotato le cassette di sicurezza è passata dalle fogne. Non dal reticolo di gallerie sotterranee che fanno di Napoli una città a sé, quasi una Gaza (solo che nella Striscia i cunicoli li ha scavati Hamas). Perché la notizia mi ha rassicurato? Perché, togliendo un certo grado di esotismo all’accaduto, l’uso di una più banale rete fognaria rende la rapina più «normale», cioè meno attribuibile all’«eccezione napoletana», alle originali caratteristiche partenopee.

Sarebbe potuto accadere ovunque, insomma: non c’è bisogno delle grandi opere sotterranee dei greci o dei Borboni per muoversi nelle fogne. È però ci sono molti altri aspetti di quanto è accaduto che invece sono «locali», e dovrebbero perciò far riflettere le autorità pubbliche, amministrative, di sicurezza e giudiziarie, su quello........

© Corriere del Mezzogiorno