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Gianluca Guida, da 30 anni direttore a Nisida: «Qui con 78 detenuti è una sfida quotidiana. Mare Fuori? È tv»

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01.03.2026

Nella struttura venti operatori e trenta agenti di polizia penitenziaria. Guida: «Per salvare i baby-criminali serve una strategia di 20 anni»

Di ciascun ragazzo conosce il nome, la storia, le debolezze, le potenzialità. Dosa sorrisi e incoraggiamenti dietro i quali c’è un rigore che non arretra. Gianluca Guida è direttore del carcere di Nisida da 30 anni. Ne aveva 29 quando per la prima volta ha varcato la soglia del penitenziario minorile circondato dal mare. E da allora porta avanti una sfida «che non sarebbe stata possibile senza il sostegno di una squadra compatta, ma anche di mia moglie. Sono fortunatissimo: ho avuto tanto e ho dato tanto». Guida tiene lo sguardo dritto sull’obiettivo: «Non possiamo salvare questi ragazzi, nel senso che generalmente si intende, ma possiamo dare loro delle opportunità». Intanto si spinge nei laboratori dove il rapper Lucariello fa lezione ad un gruppo di giovani detenuti fra cui due gemelli (omozigoti) del Borgo Sant’Antonio e si spinge fino a un belvedere mozzafiato sul quale i ragazzi allungano lo sguardo. Sono tutti coinvolti in lezioni scolastiche oltre che in laboratori di rap, di musica, corsi di cucina, nella gestione della mensa. Ciascuno di loro deve tenere pulita la propria cella e, a chi si distingue per buona condotta, viene affidata la cura dei giardini dell’isolotto che affaccia sul Golfo dove approderà l’America’s Cup. Dove si respira una idea di libertà palpabile e dove l’odore del sale è fortissimo.

La vela è stata al centro di alcune iniziative destinate ai detenuti di Nisida. Sarete in qualche modo coinvolti dalla Coppa America?«Ci sono state belle esperienze in passato... Vedremo. La vela è una opportunità, ma il suo profilo patinato non fa sempre benissimo ai ragazzi: lo scintillio attrae e distrae. Intanto le ipotesi per Nisida sono tante, a volte si parla anche di delocalizzare la struttura per disporre dell’isola. Ma vale la pena ricordare quel che è successo a Procida: Terra murata è stato liberato dal carcere e oggi cade a pezzi, perché non è semplice gestire spazi di questo tipo».

Di quanto personale dispone?«Venti operatori e trenta agenti di polizia penitenziaria, che sono guidati da una donna».

E quanti ragazzi ci sono? «Adesso 78, molti di più di quelli che sarebbe possibile ospitare. Infatti non possiamo coinvolgere tutti su tutte le iniziative. La maggior parte è napoletana. Gli stranieri arrivano sostanzialmente dal centronord».Hanno problemi di dipendenze?«È un tema complesso e trasversale: ci sono dipendenze visibili e invisibili: le droghe, il gioco, l’alcool, gli psicofarmaci...».

Per quali reati sono reclusi?«In passato si trattava sostanzialmente di reati contro il patrimonio, ma di recente sono in aumento quelli contro la persona».

L’emergenza riferita alla delinquenza giovanile cresce e molti sembrano avere l’idea giusta per fronteggiarla.«È stancante lavorare sulle emergenze, non è così che si raggiungono i risultati. Per immaginare di salvare i ragazzi occorre una strategia con un orizzonte di venti anni, gli interventi tampone non servono: vanno presi in carico bambini da accompagnare all’età adulta. L’abbandono della scuola è precocissimo. Prima Nisida aveva solo percorsi di alfabetizzazione e la scuola media. Soltanto di recente abbiamo introdotto l’Alberghiero»

Insomma, non c’è una ricetta salvifica?«A me non piace il concetto di rieducazione. Bisogna incidere sui bisogni, è qui che ci sono le radici della devianza. Sono i bisogni che generano il disagio».Ci sono molti ragazzi colpevoli di reati di genere?«Ci interroghiamo da tempo sulle dinamiche di coppia e, sì, ci sono ragazzi colpevoli di stalking e altri reati di genere. Del resto ci sono canzoni che raccontano bene di rapporti non paritari, né di cura, come ‘O malessere».

Conosce anche la loro musica?«Conosco molto bene tutto il loro mondo. Malessere è uno stare, non un transitare come accadeva in canzoni tipo Indifferentemente. La domanda è, dunque, perché non si cerca il benessere? Molte ragazze sono coperte da un burka invisibile: i fidanzati sono in carcere, loro aspettano fuori murate. Legami che seguono magari altre relazioni diffusissime fra certi giovani, quelle con le donne adulte: lui 17, lei 37. Il passaggio successivo ad una compagna coetanea crea poi equivoci e grandi squilibri».

Cosa pensa di Mare Fuori?«Non sono critico. La prima stesura risale a 20 anni fa quando la sceneggiatrice Cristiana Farina venne qui per una full immersion: c’è stata una vera osservazione di Nisida. Poi, certo, ci sono regole che attengono alle dinamiche televisive: vale per Mare Fuori, ma anche per Don Matteo. I sacerdoti non fanno le indagini di polizia».

Fino a che età i ragazzi sono a Nisida?«Fino ai 25 anni, se hanno commesso il reato prima di averne compiuti 18».

Ci sono figli di boss?«Ne abbiamo. La camorra a Napoli è pulviscolare: ogni famiglia è un clan».

Una volta usciti, cosa troveranno fuori?«Un mondo complesso dove c’è poco lavoro, pagato male, spesso in nero. Loro sono fragili, hanno bisogno di aiuto e i servizi sociali sono allo stremo. Intanto Napoli è cambiata e le periferie non sono più i vicoli del centro storico».

Come mantengono i contatti con l’esterno?«Hanno tre telefonate a settimana e due giorni di colloquio durante i quali c'è chi prova a far passare droga e telefonini, che a loro mancano tanto: sono scaltri, sanno difendersi, la detenzione per alcuni è quasi normale. Ma ormai i trucchi li conosciamo. E ogni giorno ricominciamo daccapo, la sfida è quotidiana. Senza arrenderci, senza arretrare mai».

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27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 09:36)

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